Morti sulla strada: si parla tanto, ma si rispetta davvero la vita?

Antonio Catara

News&Politics

Morti sulla strada: si parla tanto, ma si rispetta davvero la vita?

Morti sulla strada: si parla tanto, ma si rispetta davvero la vita?
Pubblicato il 13 luglio 2019

A dodici anni hai l’argento vivo addosso, devi correre, giocare, divertirti. A dodici anni hai una vita davanti e nessuno ha il diritto di privartene. Ma per Alessio e Simone, due cuginetti di Vittoria, il destino è stato crudele e ingiusto. Vittime della strada, ma, soprattutto, vittime della strafottenza e del disprezzo della vita di chi, senza alcuna remora, si pone alla guida senza le adeguate condizioni fisiche.

In Italia sono ogni anno oltre 3000 le vittime della strada. Le motivazioni sono sempre le stesse: stato di ebrezza, assunzione di sostanze stupefacenti, distrazione ecc…
Dal 2016 la legge italiana include il reato di omicidio stradale, che prevede pene fino a dodici anni di reclusione in base alla gravità dei danni e dei codici infranti. Da molto più tempo, invece, esiste il Fondo di Garanzia per le Vittime Della Strada, un organo che garantisce tutele e risarcimenti in caso di sinistri che includano auto non identificate o non assicurate.

Sembra assurdo che ancora oggi si ignorino i pericoli e i rischi di una guida non sicura. Pericoli per sé stessi e per gli altri. Pericoli che, il più delle volte, nascono da distrazioni evitabili e ben note, compiute per goliardia. Mi rifiuto di credere che un guidatore, nel 2019 e con tutte le pubblicità progresso che ci propinano ogni giorno, non conosca le insidie nascoste dall’alcool, piuttosto che dalle droghe o dal semplice messaggio scritto mentre si tengono le mani sul volante.

No, tutti questi rischi si conoscono perfettamente, ma si sottovalutano. Si sottovalutano perché viviamo in una società che ci impone il proibito e l’eccesso come divertimento, l’essere perennemente connessi come bisogno e la sopravvalutazione delle proprie capacità come forma mentis. Ogni volta che ci mettiamo al volante della nostra auto dopo aver bevuto, aver fatto uso di droghe o più in generale utilizzando il nostro smartphone come se nulla fosse, ci trasformiamo in potenziali assassini. Assassini consapevoli.

Nulla restituirà Alessio alla sua famiglia o la possibilità di correre a Simone, nulla e nessuno. Ricordiamoci, però, che l’assassino di questi due bambini sarebbe potuto essere ciascuno di noi, che sappiamo predicare tanto bene quanto razzoliamo male.

 

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