Maturità 2019, anche i prof in rivolta: “Riforma ibrido”

Corrada Cannella

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Maturità 2019, anche i prof in rivolta: “Riforma ibrido”

Maturità 2019, anche i prof in rivolta: “Riforma ibrido”
Corrada Cannella
Pubblicato il 28 febbraio 2019

Mancanza totale di considerazione nei confronti degli alunni, degli studenti e dei tempi: del nuovo esame di Stato i professori ne parlano così. La rabbia è tanta: se da un lato molti bocciano la riforma portata avanti dal ministero, dall’altro alcuni la promuovono. Abbiamo già parlato dei cambiamenti annunciati dal Miur e di quello che pensano gli studenti ed è adesso la volta dei prof.

“Perché lasciare per forza un’impronta sul sistema scolastico?”

È quello che si chiede la professoressa Bonura che insegna italiano al Principe Umberto di Catania.

“Le modifiche sull’impianto generale del sistema scolastico sono state tutte indirizzate in maniera univoca verso un abbassamento del livello di istruzione e della libertà d’insegnamento, oltre che per il puro intento di risparmiare soldi”.

“Vari ministri – ha continuato la docente ferma nella sua opinione – hanno attuato cambiamenti all’esame di stato senza avere nessun rapporto con gli anni di scuola che lo precedono: avrebbero dovuto informarsi di più prima di prendere decisioni affrettate. In questo modo si sarebbe evitato di andare incontro a problemi che adesso noi docenti siamo costretti a sbrogliare”.

“Da Bussetti, che ha conosciuto il mondo della scuola come insegnante, preside, ispettore ed assessore, mi aspettavo di meglio”.

“Con le nuove tracce gli studenti saranno costretti a dar prova di spirito critico. Per quanto riguarda l’italiano, è bene che sia stato abolito il saggio breve, che gli alunni utilizzavano per realizzare dei collage più o meno riusciti di idee altrui, evitandosi la fatica di riflettere in prima persona. La nuova tipologia B, con un solo documento di cui bisogna dimostrare di aver capito la tesi e poi via libera alle idee proprie, andrebbe benissimo per i pochi ragazzi che
vogliono far sentire la loro voce, e peggio per chi non si è espresso mai. Solo che le tracce proposte sono quasi sempre talmente astruse e lontane dalla vita vera che io stessa non saprei cosa scriverci su”.

Stando alle griglie di valutazione invece, la professoressa commenta così: “Dovevano essere nazionali, invece i valori numerici dovranno attribuirli le singole commissioni, per di più le griglie d’italiano saranno in centesimi da dividere per cinque al fine di ridurle in ventesimi”.

 

“Superfluo commentare”

“Tirando le somme, noi professori non sappiamo come gestire questo nuovo esame, non lo sanno gli studenti e non lo sapranno neanche i presidenti di commissione, che non potranno fare in tempo a formarsi su una normativa che è ancora in fieri”.

“Infatti – ha aggiunto – il parto del Miur si protrae ancora: improvvisazione, pretenziosità, frammentarietà
dominano la situazione. Nessun rispetto per chi vive la scuola: se non fossimo tutti delle amebe, saremmo dovuti scendere in piazza tutti insieme, dirigenti, insegnanti e studenti, a pretendere rispetto e lungimiranza.

Prof a confronto

“Quest’anno si richiede una capacità critica maggiore, tutto sta nel riuscire a fare i giusti collegamenti tra una materia e l’altra”, ha confessato ai nostri microfoni la professoressa Mangiarratti, insegnante di francese. A differenza di molti suoi colleghi va controcorrente e appoggia la proposta.

 

“Finalmente qualcosa di positivo per i nostri ragazzi. Con il nuovo esame si darà più peso al curriculum scolastico grazie all’aumento del credito. Alla commissione va una percentuale di punteggio minore che fa in modo che molti commissari esterni – cosa che a mio malgrado noto – non possano giocare a ribasso”.

Secondo la prof però non si tratta di un cambiamento innovativo, bensì di un “ibrido”: “Il vero cambiamento – ha continuato – si realizzerà quando a valutare gli alunni penseranno solamente i loro professori, gli unici capaci di valutare i propri studenti”.

 

“Chi conduce i ragazzi sin dal loro primo anno in istituto è proprio il Consiglio di classe, il solo a conoscere la storia e l’evoluzione esistenziale di ciascun giovane la cui crescita personale, oltre che scolastica, va considerata alla fine del suo percorso di studi”

Per quanto riguarda invece la prova orale l’insegnante si è pronunciata così: “Non so se sia del tutto positiva poiché costruire sul momento un percorso tematico pluridisciplinare, potrebbe sminuire o mettere in risalto le capacità del ragazzo a seconda della sua esposizione”.

Della stessa opinione, almeno per quanto riguarda l’orale è la professoressa Salerno, docente di inglese dello stesso istituto che lamenta però la mancanza totale di considerazione nei confronti di alunni, studenti e tempi. “Noi  insegnanti non siamo per niente preparati ad affrontare il nuovo esame, non c’è niente di predisposto, ogni giorno c’è una novità in più”.

 

“È tutto sulla nostra pelle. Io sono completamente abbandonata, confusa e per nulla serena”

Quanto al secondo esame scritto aggiunge: “Se con il vecchio sistema i ragazzi avevano sei ore per una lingua – nel caso del linguistico – adesso con gli stessi tempi sono costretti a fare il doppio”. “Il peso per gli studenti è duplicato ed è per questo che la difficoltà, soprattutto a causa della mancanza di ore aggiuntive alla prova, sarà maggiore”.

“Le indicazioni – prosegue la prof – non sono ancora molto chiare: il Miur ha disposto senza preoccuparsi di fornire alcuna istruzione agli insegnanti”.

Durante tale esame, debutterà poi un nuovo sistema: il candidato, una volta sedutosi davanti alla commissione, avrà tre buste tra le quali pescherà l’argomento-spunto da cui cominciare il colloquio. “In base alla scelta fatta l’alunno inizierà la sua esposizione”.

“Mi hanno copiato”, ironizza la professoressa Salerno che da anni attua lo stesso sistema con i propri studenti. “Adesso più che mai continuerò a farlo per abituare i miei alunni al nuovo esame”.

 

“Penso che bisogna essere molto aperti, eclettici e pronti a qualsiasi cambiamento nella vita. Ma il fato è determinante”

 


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