Mattia Labadessa: il fantastico artista a cui non daresti un euro

Sara Obici

Humble Review

Mattia Labadessa: il fantastico artista a cui non daresti un euro

Sara Obici
Pubblicato il 7 giugno 2019

Cinismo e sensibilità, profondità e leggerezza, ansia e strafottenza; questi gli opposti che convivono nei fumetti di Mattia Labadessa. Ieri, durante la prima giornata di Etna Comics 2019, noi di SudLife abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo e intervistarlo, e ne siamo rimasti particolarmente colpiti. Perchè?

Sarà stato per il suo simpatico accento Napoletano, o per la sua spontaneità – sicuramente non si finge un’altra persona davanti alle telecamere, oppure ancora per quel suo strano modo, quasi spietato, di essere realista; ma le sue parole hanno lasciato davvero il segno.

Eppure, ad una prima occhiata, onestamente “non gli daresti un euro”. Senza offesa eh, era giusto per dirla a modo suo, in modo politicamente scorretto e senza preoccuparsi delle mezze misure. Ma si sa, le apparenze ingannano, perchè in realtà questo fumettista è davvero capace di spaziare su moltissimi “livelli di profondità” nell’interpretazione della vita. Che detto così sembra un’espressione ridondante e snob, ma vediamo di capirci.

Può essere poetico o dissacrante al massimo, spietato o comprensivo, disfattista od ottimista; ma tutto con cognizione di causa. Perchè in realtà lo sappiamo, solo se sei davvero profondo puoi anche permetterti di fare “l’idiota”, ma ci metti la giusta consapevolezza; in caso contrario non hai nemmeno la possibilità di scelta.

Ecco, tutto in Mattia Labadessa fa trasparire questa sua “dicotomia cronica”. La paura della morte è sempre presente nei suoi fumetti – ci ha raccontato che alcune volte si sveglia la notte per l’ansia, ed è logicamente accompagnata da una grande passione per la vita e per tutto ciò che la rende bella. Così come il suo senso di solitudine viene smorzato, soprattutto in questo periodo, dalla vicinanza dei fan.

“Viviamo su un pianeta che è come uno scoglio alla deriva nell’universo” – parole sue, allora in qualche modo dovremo pure “svoltarla” questa vita. Forse la ricetta migliore è essere semplicemente onesti, prendere il meglio e sputare, quando è doveroso, sul peggio.


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