Matithya: l’illustratore che trasforma in Simpson le celebrità

Arcoria Antonio

Nerdlife

Matithya: l’illustratore che trasforma in Simpson le celebrità

Matithya: l’illustratore che trasforma in Simpson le celebrità
Arcoria Antonio
Pubblicato il 26 aprile 2020

Homer, il “ciccione buontempone” del celebre cartoon ideato nel 1987 dal fumettista Matt Groening “I Simpson” in una celebre puntata esordisce con una frase “Ragazzi, avete fatto del vostro meglio e avete miseramente fallito. La lezione è: non tentare mai.

Non è proprio di questo avviso Matithya, il giovane disegnatore fiorentino che trasforma le celebrità in cittadini di Springfield.

Mattia è passato in poco tempo dal disegnare per diletto suo e dei propri amici, a farne un vero e proprio business, arrivando a collaborare con società calcistiche militanti in serie A e con numerosi personaggi del mondo musicale.

Sfera Ebbasta e Angelina.

Mi-ti-coo!” Potranno pensare gli appassionati dei Simpson, parafrasando nuovamente una delle più celebri affermazioni di Homer.

Abbiamo deciso di farvi conoscere meglio il giovane disegnatore attraverso qualche piccola domanda su di lui e sul suo lavoro.

Ciao Mattia, parlaci un po’ di te?

Ciao a tutti, e grazie ancora! Sono Mattia Montigiani, ho 21 anni e abito in provincia di Firenze in Toscana. Lavoro in uno studio di architettura e nel tempo libero disegno.

Come nasce “Matithya” il tuo pseudonimo?

Matithya” è un nome che deriva dall’ebraico, composto da “matag” (dono) e da “Yah” abbreviazione di Yahweh, che significa Dio. Quindi significa “dono di Dio”, perché il sapere disegnare lo vedo come un dono.

Davvero bello e profondo.

Beh, in realtà Anto… Instagram non mi faceva mettere i nomi che volevo ahahah.

Da quanto sei appassionato di grafica e illustrazione?

Da quando ero piccolo sono sempre stato appassionato al disegno. In realtà sono sempre stato indeciso tra il disegno tecnico e quello a mano libera, alla fine sotto l’aspetto lavorativo ho deciso di prendere la strada del disegno tecnico.

Hai imparato da autodidatta?

Si assolutamente. Ho imparato da autodidatta.

Come ti è venuta l’idea di trasformare calciatori e cantanti in personaggi dei Simpson?

Ho cominciato a realizzare questo tipo di grafiche poiché volevo unire tre passioni: la musica, lo sport e i Simpson. E’ cominciato tutto per caso a novembre del 2019, quando prendendo spunto da un mio amico d’infanzia, che adesso gioca in nazionale di rugby, ho realizzato il primo “Simpson”.

Il risultato è stato incredibile, tant’è che da quel momento si è creata una catena di condivisioni tali da farmi ottenere richieste anche da persone molto conosciute nel mondo, come cantanti, calciatori e producer.

Gli “Autogol”.

Il tuo talento si è subito diffuso sul web, tanto che personaggi del calibro de Gli Autogol e Diodato hanno subito condiviso le tue immagini. Quali emozioni ti ha suscitato il fatto che molte celebrità abbiano apprezzato la tua arte?

La soddisfazione più grande è stato il passaggio dal chiedere o sperare che le persone famose ricondividessero le mie immagini, al ricevere messaggi in direct da persone famose che mi chiedevano se potevo trasformarli in Simpson.

Il tuo talento ti ha portato a collaborare con il Frosinone Calcio e con Moko di radio 105 come sono nate queste esperienze?

Il Frosinone Calcio è stata la prima società importante ad avermi contattato per avviare una collaborazione. A questa società devo molto, poiché mi è servito molto per farmi notare. Mentre a radio 105 mi proposi io perché avevo piacere a trasformare i cantanti in Simpson.

La tua popolarità si sta pian piano diffondendo anche all’estero. Hai già ricevuto qualche proposta di collaborazione in altri paesi?

Tra i molti artisti che mi hanno contattato dall’estero per delle collaborazioni, quella a cui tengo particolarmente è la collaborazione con Will.I.am dei BEP.

A breve succederà qualcosa, ma per il momento non posso dire moltissimo a riguardo.

Che consigli ti sentiresti di dare ad un ragazzo che comincia ad appassionarsi al mondo della grafica e dell’illustrazione?

A questa domanda voglio risponderti con una citazione di uno dei più grandi architetti moderni, Le Corbusier. “Preferisco il disegno alle parole. Il disegno è più veloce, e lascia meno spazio per le bugie”.

 

Ad oggi I Simpson sono ben presenti nella cultura di messa della generazione che va dagli under 40 in giù. Sono divenuti un fenomeno quasi culturale in gran parte del mondo. Le espressioni tipiche di alcuni personaggi della serie sono diventate espressioni comunemente utilizzate da molte persone nella vita reale.

Ci sono addirittura brand ispirati a quelli presenti nella serie (è il caso della birra Duff, ad esempio). Per non parlare di t-shirt e gadget di ogni tipo.

Dovete pensare che in Italia, vi è una community su Facebook chiamata Sacro ordine dei Tagliapietre, in onore di una celebre puntata parodia alle organizzazioni massoniche, dedicata interamente ai Simpson che conta ben 70.000 iscritti (tra questi ammetto di esserci anch’io).

 

Ma a cosa si deve la popolarità di questa cartoon series?

Come è stato possibile creare un prodotto di cultura di massa capace di toccare un pubblico così vasto ed eterogeneo?

Sicuramente il successo dei Simpson si spiega con il fatto che è uno specchio fedele della società contemporanea, non solo quella americana, ma bensì anche quella europea. Quindi c’è processo di identificazione e di immedesimazione degli  spettatori.

D’altronde, chi di noi, seppur in parte, non si è mai immedesimato nel maldestro Homer, nel piccolo ribelle Bart, nella donna dalla spiccata moralità qual’è Marge oppure nella sensibile e anticonformista Lisa?


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