Make-A-Wish: se puoi sognarlo, puoi farlo

Alessandra Di Marco

Mondointeriore

Make-A-Wish: se puoi sognarlo, puoi farlo

Make-A-Wish: se puoi sognarlo, puoi farlo
Pubblicato il 10 giugno 2019

Vi ricordate una delle frasi più famose del cartone animato Cenerentola: “I sogni son desideri di felicità”? Beh, queste 5 parole sintetizzano perfettamente Make-A-Wish.

LA SUA STORIA

Make-A-Wish è una onlus nata nel 1980 in America, ma nel 2004 arriva in Italia, precisamente a Genova, grazie a Fabio e Sune Frontani, due genitori che persero la loro piccola bambina a causa di una grave malattia. L’obiettivo della onlus è quello di regalare ai bambini affetti da gravi patologie, dai 0 ai 17 anni, un momento di felicità e spensieratezza. Come? Realizzando i loro sogni: nuotare con i delfini, incontrare un cantante, andare a Disneyland Paris (il più gettonato dalle bambine che vogliono incontrare le principesse), conoscere la squadra del cuore (il più richiesto dai bambini). Questi sono solo alcuni dei sogni chiesti e realizzati, poiché ce ne sono tantissimi. In Italia sono stati esauditi più di 2000 desideri e il risultato è stato vedere gli occhi pieni di felicità nel viso dei piccoli guerrieri.

MAKE-A-WISH AL POLICLINICO DI CATANIA

Tutto questo è reso possibile anche grazie al lodevole intervento dei 250 volontari presenti su tutto il territorio nazionale. Noi di SUDLife abbiamo avuto la possibilità di incontrare 2 dei 6 volontari presenti a Catania: Antonello e Roberta. Li abbiamo incontrati al reparto di Oncoematologia pediatrica presso il Policlinico di Via S. Sofia.

Un respiro profondo e si entra in questo viaggio molto intenso, in cui alla fine è sorto spontaneo chiedersi: “Sono ancora bambini. Perché proprio a loro?”. Una domanda a cui è impossibile dare una risposta, e questa è proprio la parte più dura, sentirsi impotenti e non poter fare nulla. Ma ecco che entrano in campo i volontari, dei veri e propri angeli, che danno tutto il loro cuore per i bambini. Osservando il loro approccio è stato spontaneo domandarli come mai, nonostante ci siano tante associazioni, la loro scelta sia ricaduta proprio su Make-A-Wish: “Ho scelto di diventare volontario di questa onlus perché sono coinvolto personalmente. Mio figlio ha avuto una grave malattia e proprio qui ho conosciuto Make a Wish, che ha realizzato il suo sogno: andare al parco divertimenti Leolandia. Inizialmente non ci credevo, ma vedendo mio figlio felicissimo, ho deciso di fare parte di questa onlus. Voglio dare un momento di spensieratezza ai bambini e sostenere i genitori. Sono anche diventato donatore di sangue e piastrine, quest’ultime sono necessarie. Ho deciso di trasformare qualcosa di brutto in qualcosa di bello” ci racconta Antonello, che, con una forza da fare invidia, si apre con noi.

Per Roberta l’avvicinamento alla onlus è stato diverso: “Ho scelto questa onlus perché, rispetto a tante altre, dà la possibilità di avere un contatto diretto con il bambino. Vedere la reazione di felicità del bambino e della sua famiglia quando li viene comunicato che il suo sogno è stato accettato, mi fa sentire come se avessi contribuito alla sua felicità. I genitori stessi, più dei lori bimbi, sono inizialmente increduli che qualcosa di speciale posso veramente accadere. Inoltre, ad ispirarmi è stata anche la visione di un film “Colpa delle stelle” (racconta la storia di una ragazza tredicenne affetta da cancro). Make-A-Wish è una terapia di felicità per l’intera famiglia, perché li riporta ad una situazione di normalità. Fare un viaggio è qualcosa di scontato per molte famiglie, ma no per quelle che lottano contro le malattie e vivono la vita ospedaliera per mesi o anni”.

I volontari Roberta e Antonello di Make-A-Wish

Infatti, dai dati di una ricerca raccolti dal Wish Impact Study Result, l’89% dei bambini diventano emotivamente più forti, l’81% dei genitori afferma che i bambini affrontano meglio le terapie, il 98% delle famiglie tornano ad essere una famiglia “normale”.

Laboratorio in cui giocano i bambini presso il Policlinico di via S.Sofia

Antonello e Roberta sono d’accordo sui “requisiti” che bisogna avere per essere un volontario di Make-A-Wish: “Bisogna essere una persona gioiosa e sempre con il sorriso, intelligente e sensibile perché bisogna capire le situazioni, sapere cosa dire e cosa fare in momenti delicati, soprattutto quando i genitori sentono il bisogno di sfogarsi. Non è facile, ci vuole anche molta forza e coraggio. Molti volontari sono wish-child, cioè ragazzi che da bambini sono stati affetti da malattie, hanno realizzato il loro sogno e da grandi decidono di far parte della onlus”.

Grazie a loro, abbiamo girato il reparto e subito i nostri occhi sono stati rapiti da quegli occhi grandi, dai quei piccoli piedini che correvano di qua e la, e il loro impegno nel dedicarsi ad alcune attività; come la lavorazione della ceramica grazie al brand Thun e ai suoi volontari della fondazione Contessa Lene Thun O.N.L.U.S. , i cui lavori vengono esposti nei corridoi del reparto.

Il Bosco che cresce. Opera realizzata in ceramica dai bambini e bambine del reparto Oncoematologia pediatrica grazie alla fondazione Contessa Lene Thun O.N.L.U.S

Da ciò che ci viene raccontato da Antonello e Roberta, Make-A-Wish si impegna al 100% nell’esaudire i sogni dei bambini: prima di parlare con i volontari, la onlus invia ai piccoli la wish-box, una scatola bianca da poter decorare e in cui poter inserire il proprio desiderio. Quando quest’ultimo viene accettato, qualche mese prima del sogno avviene il pre-wish, un momento in cui i bambini vengono coinvolti in delle attività o li vengono regalati dei giocattoli inerenti al desiderio per mantenerlo vivo. Ma il loro impegno non si limita solo a questo, la onlus fa di tutto pur di realizzare i loro desideri soprattutto quando, dopo un preliminare consulto medico, le condizioni dei bambini non sono ottimali, per cui risulta necessario trovare un altro sogno più vicino alle loro esigenze. Questo avviene sempre grazie all’intervento dei volontari che incontrano il bambino e la sua famiglia, e tra qualche domanda e momenti di gioco, si cerca un altro desiderio.

Oltre ai bambini, non bisogna dimenticare i genitori. Anche loro sono vittime e, come i loro figli e con loro, portano avanti una battaglia. Spesso hanno bisogno di un supporto emotivo perché per una madre e un padre non è facile accettare una situazione del genere, ma con il loro amore incondizionato non perdono la forza di lottare. Molte famiglie vengono da lontano, per cui oltre al problema della malattia si aggiunge anche quello logistico. Come risolvere? Grazie alla Casa di Accoglienza Ibiscus, presente all’interno del Policlinico, in cui i piccoli pazienti con la propria famiglia possono alloggiare gratuitamente durante e dopo il ricovero ospedaliero.

Make-A-Wish, anche se non può portare alla guarigione dei bambini, è comunque una medicina di felicità perché ricrea un equilibrio divenuto instabile, riesce a ripristinare il nucleo famigliare e dare, anche solo per un giorno, un sospiro di sollievo. Loro sono i protagonisti assoluti e bisogna riservarli le migliori attenzioni. Potrà essere riduttivo, ma all’associazione e ai suoi volontari va un immenso GRAZIE. Sono una grande macchina con un motore alimentato di amore.

Se volete conoscere ancora meglio la onlus e contribuire alla sua crescita con una donazione cliccate qui.


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Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa