Little Big Planet, il grande ritorno del Platform

Sara Obici

Nerdlife

Little Big Planet, il grande ritorno del Platform

Little Big Planet, il grande ritorno del Platform
Sara Obici
Pubblicato il 12 aprile 2019

Prima di giocare a Little Big Planet non sapevo di essere una fan dei Platform. Li avevo quasi sempre snobbati, irretita come tanti dallo stereotipato e quasi dannoso luogo comune che si può schematizzare in questo modo: “Platform=Vecchi Videogiochi=Non più divertente”. Poi per fortuna mi è capitato LBP per le mani, e mi si è aperto un mondo. Mi sono ricreduta, e sfido chiunque a non farlo dopo aver provato un qualsiasi titolo della saga di Little Big Planet.

La storia della Saga

LITTLE-BIG-PLANET-3-RECENSIONE-VIDEOGIOCHI-VIDEOGAME-SUDLIFEIl primo titolo LBP fa la sua comparsa nel 2008, portandosi dietro l’incertezza di molti. I più critici sembravano quasi pensare: “Ma un Platform 2D per pS3, cosa avete fumato voi di Media Molecule?”. Eppure, come spesso accade, sono le scommesse più azzardate quelle ad avere più successo e a portare maggior “innovazione”. Nel nostro caso questo si traduce in un semplice concetto: la riscoperta del genere Platform tre le nuove generazioni.

Un gameplay fresco e divertente, e un’idea antica trasformata in modo da essere fruibile ai giorni nostri, cosa desiderare di più? Ah si, la completa possibilità di personalizzazione del proprio personaggio giocabile, l’emblematico Sackboy. Un pg principale “azzeccato” come pochi, semplice, dalle movenze intuitive e totalmente in simbosi con l’ambiente di gioco. E se tutto ciò non fosse stato già abbastanza, è stata anche aggiunta la possibilità di far creare ai giocatori stessi i puzzle e gli scenari che andranno ad affrontare.

Tutto ciò ha aggiunto una rigiocabilità e una longevità praticamente infinite a LBP; difatti molti giocatori – tra cui un’entusiasta me, dopo aver finito i livelli della storia – che per inciso non sono pochi – si sono dedicati a giocare online ai livelli creati da altri utenti! Il successo è immediato ed entusiasta, e dà la spinta giusta per proseguire lungo questa strada: nel 2011 esce Little Big Planet 2, e nel 2014 viene alla luce il terzo “episodio” della saga, anche se non più a cura di Media Molecule, ma di Sumo Digital.

Ambiente di gioco 2D o 3D?

LITTLE-BIG-PLANET-SAGA-SUDLIFE-RECENSIONEHo giocato a tutti e tre i titoli della saga, e ancora oggi non so rispondere con certezza a questa domanda. Lo so, sembra strano, ma “giocare” per credere. Appena si fa partire il gioco si ha la quasi la presunzione di affermare che tutto ciò che vedremo sarà un piattissimo 2D, ma andando avanti questa certezza vacilla sempre di più. E lo fa in maniera del tutto naturale e ben congeniata. All’inizio è solo un’impressione, uno sfondo messo più indietro rispetto al nostro piano di gioco, o un piccolo dettaglio.

Poi i veri e propri “livelli di profondità” del gioco si dipanano sotto i nostri occhi, e diventano parte integrante del gamplay. In alcuni momenti il divertimento sta proprio nel congeniare un modo per spostarsi sul piano dello sfondo, e tutto ciò diventa fondamentale per il proseguimento del gioco. Alla fine possiamo arrivare alla conclusione che siamo di fronte ad uno “strano” 2D, ma ovviamente non ad un totale 3D. Una via di mezzo innovativa e quasi rivoluzionaria, uno dei tanti tratti distintivi che ha resto Little Big Planet un piccolo grande capolavoro.


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