L’incredibile carriera di Björn Borg

Simone Ardilio

Oggi come ieri

L’incredibile carriera di Björn Borg

L’incredibile carriera di Björn Borg
Pubblicato il 22 gennaio 2019

Il 22 gennaio è una data importante per il tennis mondiale perchè è il giorno che l’asso del tennis svedese  Björn Borg decide di appendere la racchetta al chiodo.

Borg ha portato la musica pop nel tennis. Quando si è presentato al mondo, nel 1973, aveva diciassette anni, capelli biondi e lunghi, una catena d’oro al collo e un fisico perfetto. Era giovane e bello: le ragazzine impazzirono, cominciarono ad amare il tennis, a seguirlo in tutti i tornei. Invadevano i campi, gli lanciavano fiori, reggiseni. Lui abbassava lo sguardo, non era lì per loro. Quello che aveva sempre desiderato era diventare il migliore. Tutto il resto del mondo, la vita, poteva aspettare.

Con lui il tennis è diventato uno sport fisico, di sudore e di resistenza. Wimbledon ha smesso di essere cattedrale ed è diventata un ring.
La vera rivoluzione è stata quella di stupire i suoi avversari. Da lui si aspettavano soltanto difesa, corsa e resistenza. Regolarità fino allo sfinimento. Per vincere Wimbledon ha dovuto imparare a essere aggressivo, ad accettare il rischio. Non fu facile, l’erba non gli piaceva, non era adatta a me, lo pensavo io, se ne accorgevano tutti. La prima volta che ha vinto a Londra fu una sorpresa, diedero la colpa al tempo, perché in quei giorni c’erano 35 gradi e il sole batteva forte. L’anno dopo ha piovuto ogni giorno, però lui ha vinto ancora.

Molti dei record battuti nei suoi anni d’oro resistono pure oggi. Tra questi la vittoria del 41% dei tornei dello Slam disputati e la vittoria di tre dei suoi Slam senza lasciare agli avversari nemmeno un set.
Björn Borg fu un tennista professionista a 360 gradi. Pensate che nel ’76 perse al Roland Garros da Adriano Panatta ai quarti di finale. Ma, questa fu una delle sue uniche due sconfitte, entrambe per mano di Adriano Panatta, in quest’occasione e nel primo Open del ’73.


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