Life is Strange 2: il coraggio di resistere

Sara Obici

Nerdlife

Life is Strange 2: il coraggio di resistere

Life is Strange 2: il coraggio di resistere
Sara Obici
Pubblicato il 3 gennaio 2020

Mai come in questo periodo storico c’è bisogno di Resistere. Alle ingiustizie, quelle grandi e piccole di ogni giorno; e a tutte le brutture che, pur essendo considerate sbagliate da tutti – almeno sulla carta, continuano ad essere comunque perpretrate. E si, se come me state pensando ai danni contro l’ambiente o al razzismo e alla dicriminazione, siete sicuramente – ma tristemente – sulla strada giusta.

Life is Strange 2 è appunto un inno alla resistenza. A non cedere alla rabbia, alla cattiveria, e all’innegabile tentazione di rispondere con la stessa moneta allo schifo che il mondo ci lancia addosso. Portandoci nell’America “dicotomica” dei nostri giorni, il nuovo capitolo della saga targata Dontnod riesce a mostrarci il contrasto tra tutti gli aspetti positivi e negativi di una società smisurata ed eterogenea. Che avrebbe indubbiamente bisogno di uno psichiatra.

La Storia: una lotta contro tutti

Non lo nego, in certi momenti dell’avventura lo sconforto che ho provato è stato tanto. “Ma cu mu fa fari?” ogni tanto mi è passato per la testa, anche perchè la storia dei protagonisti – due fratelli di origine ispanica alla deriva per l’America – non lascia spazio per tante “risate”, per così dire.

Discriminazione raziale, fanatismo religioso, inadeguatezza delle forze dell’ordine, alcolismo, depressione e isolamento sono solo alcune delle tematiche toccate da questo gioco, che, così come il suo capitolo precedente, dipinge con un tocco lucido e poetico la natura drammatica, ma a tratti ironica e meravigliosa, dell’esistenza.

E allora perchè il gioco mi è piaciuto? Per lo stesso motivo per il quale ho amato “Sulla mia Pelle”, anche se mi ha ferito l’anima e consumato ogni lacrima.

Perchè fa capire quello che deve fare capire, perchè colpisce al cuore e allo stomaco, e perchè – per questi e altri motivi – potrebbe potenzialmente cambiare il mondo, se venisse giocato dalle persone giuste. Dai magnati delle armi, dai repubblicani razzisti, dalle persone dogmatiche e intransigenti in generale.

Perchè, in definitiva, aiuta a ribaltare i ruoli di potere, e a capire cosa si prova davvero a stare dalla parte delle minoranze, e di coloro che in un modo o nell’altro ci rimettono sempre.

il Gameplay: la possibilità di reagire

Il Gameplay, come spesso accade per i titoli della saga di Life is Strange – o più in generale per le Avventure Grafiche – è stato sviluppato esclusivamente in funzione della trama. Non ci sono particolari cambiamenti rispetto al capitolo precedente, ad eccezione dell’aggiunta del “Superpotere”.

Realizzato in maniera molto carina, con lo stacco rispetto alle azioni “normali” dato dalla pressione del tasto aggiuntivo, ricorda per certi versi la funzione di riavvolgimento del tempo del primo capitolo. Quel tocco di sovrannaturale che non stona mai, ma che si amalgama perfettamente con tutti gli altri aspetti della storia.

L’aspetto che più colpisce però è la complessità delle opzioni che vengono fornite al giocatore, per “replicare” a ciò che sta guardando. Come reagireste di fronte ad un razzista che “a sfregio” vi chiede di cantare l’inno nazionale del paese dal quale crede proveniate?

Lo ripaghereste con la stessa moneta, o cerchereste di farlo ragionare? Le opzioni e le situazioni in questo gioco sono davvero tante, ma quella che manca davvero è la possibilità di arrendersi. Perchè vale sempre e comunque la pena di combattere.


SARA-OBICI-INGEGNERE-INFORMATICO-LINKEDIN-SCRITTRICE-COPYWRITERLaureata in Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Catania, tendo facilmente ad appassionarmi ai progetti che ritengo validi ed in linea con i miei principi. È con questo spirito che mi sono lanciata anche nel mondo della scrittura e della comunicazione online. Intellettualmente onesta, spietatamente pungente, irrimediabilmente controcorrente rispetto alla maggioranza. Questa, in poche parole, sono io. E, come me, anche i miei articoli parlano chiaro. Leggere per credere.


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