Liberi, sì, ma solo il 25 Aprile

Antonio Catara

News&Politics

Liberi, sì, ma solo il 25 Aprile

Liberi, sì, ma solo il 25 Aprile
Pubblicato il 25 aprile 2019

Il 25 aprile in Italia si festeggia la festa della liberazione. Liberazione da uno dei regimi più neri e sanguinosi della storia: quello fascista.

In quel regime, secondo Indro Montanelli, vi furono addirittura tre facce dello stesso uomo politico. Il “primo” Mussolini fu quello acclamato dalle folle, ben voluto dalle genti, grazie alla sua politica interna. Vi fu poi il “secondo” Mussolini, quello che, accecato dal potere, vide nel Nord Africa una terra di espansione e in Hitler un potenziale pericolo da trasformare in un potente alleato. Infine vi fu il “terzo” Mussolini, un uomo sconfitto che avrebbe solo voluto ritirarsi dalla politica, ma che fu costretto dagli alleati teutonici a far da reggente ad una Repubblica Sociale, che altro non era se non un capriccio di fanatici e nazisti.

Mentre il Duce sapeva già di essere sconfitto, in Sicilia sbarcavano gli Alleati americani e nel Nord Italia i nuclei partigiani di resistenza lottavano contro il cadavere ambulante della Repubblica di Salò. Tutto questo portò, il 25 Aprile del 1945, alla liberazione della Penisola. Quel giorno, e solo quel giorno, l’Italia fu libera.

Dal giorno seguente il coraggio e l’audacia partigiana si trasformarono in odio. Mussolini fu freddato dal Colonnello Walter Audisio, al secolo Valerio, insieme all’amante Claretta Petacci e ad alcuni uomini fidati. L’escalation di violenza e fervore partigiano portò, il 28 Aprile del 1945, allo scempio di Piazzale Loreto. I corpi esanimi di Mussolini e dei suoi furono abbandonati alla rabbia e alla furia dei passanti, che calpestarono i cadaveri e vi urinarono sopra. Solo dopo alcune ore i Vigili del Fuoco intervennero a placare la situazione, issando i cadaveri sulla pensilina di un distributore di benzina, a testa in giù.

Ferruccio Parri, uno dei capi partigiani, definì lo spettacolo una “macelleria messicana”, mentre Sandro Pertini, altro importante esponente della resistenza e futuro Presidente della Repubblica, lo definì “la morte della rivoluzione”.

Ma il terrore Rosso non si fermò qui: gli italiani residenti in Dalmazia e in Venezia-Giulia furono etichettati dai partigiani jugoslavi, con il beneplacito dei corrispondenti italiani, come fascisti e tutto questo portò allo straziante spettacolo delle foibe.

Il 25 Aprile, insomma, è stata sì la liberazione dal fascismo, ma non la liberazione dall’odio, dalla diffidenza e dalla paura. Quelli rimasero intatti e rimangono tutt’ora vivi.

E in un paese che ancora oggi vede quel giorno di fine Aprile solo come una festa comandata e non come un simbolo, dove la memoria storica è annebbiata e distorta, dove abbiamo ancora nostalgici di un Ventennio nero e oppositori che serbano ancora astio e odio, forse la vera Liberazione deve ancora arrivare.


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