La vita dissipata di Charles Baudelaire, il poeta “maudit”

Simone Ardilio

Oggi come ieri

La vita dissipata di Charles Baudelaire, il poeta “maudit”

La vita dissipata di Charles Baudelaire, il poeta “maudit”
Pubblicato il 9 aprile 2019

Oggi si celebra l’anniversario della nascita di Charles Baudelaire. Infatti, l’autore di origine francese nasce il 9 aprile 1821 a Parigi: la breve durata della sua vita è il simbolo del poeta maledetto ma geniale. Egli lascia la famiglia molto presto e comincia da subito a condurre una vita dissipata da “dandi” con i soldi dell’eredità paterna.

Proprio a causa di questo suo atteggiamento, la madre decide di tenerlo sotto tutela finanziaria: un’umiliazione atroce che porta Baudelaire ad odiare la sua famiglia. Charles ha sempre sperato che sua madre riconoscesse il suo sconfinato talento poetico. È dunque obbligato a lavorare per vivere e diventa giornalista e critico d’arte.

Le frasi di Baudelaire sono ancora oggi citate da moltissimi come massima espressione di sentimenti poetici. Oltre che precursore della letteratura decadente, Baudelaire è anche considerato avanguardista anche per quanto riguarda il modernismo, da lui stesso definito così, nel modo di vedere e vivere società, arte, amore ed emotività.

Il suo esordio come poeta risale al 1845 con la pubblicazione di “A une dame créole”.
Nel 1848 ha partecipato ai moti rivoluzionari di Parigi. Nel 1857 ha pubblicato presso l’editore Poulet-Malassis, “Le fleurs du mal“, raccolta che comprendeva cento poesie. All’inizio non è possibile parlare di un successo letterario, ma piuttosto di un vero e proprio scandalo: il libro è stato infatti processato per immoralità e l’editore, Poulet-Malassis, ha dovuto sopprimere sei poesie.

Baudelaire ha tentato il suicidio nel 1861.Nel 1864, dopo un fallito tentativo di farsi ammettere all’Acadèmie francaise, ha lasciato Parigi e si è recato a Bruxelles, ma il soggiorno nella città belga non ha cambiato la sua difficoltà di rapporti con la società borghese. Malato, ha cercato nell’hashish, nell’oppio, nell’alcol e nell’etere il sollievo alla malattia che nel 1867, dopo la lunga agonia della paralisi, lo ha ucciso.


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