La Memoria è morta, lunga vita alla Memoria

Antonio Catara

News&Politics

La Memoria è morta, lunga vita alla Memoria

La Memoria è morta, lunga vita alla Memoria
Pubblicato il 11 novembre 2019

Settantaquattro anni fa, tra il 28 e il 29 Aprile, veniva ucciso Benito Mussolini e con lui il Fascismo e le sue follie. Il giorno successivo Adolf Hitler si suicidava all’interno del suo bunker di Berlino, portando con sé il Nazismo i suoi orrori. Finiva la Seconda Guerra Mondiale e quella stessa Berlino veniva divisa e, di fatto, divideva il mondo in due: il capitalismo ad Ovest, il socialismo ad Est. Da quel momento passano undici anni, nei quali le due facce di quella stessa città assumono sembianze completamente diverse, mostrando crescita e progresso da un lato e arretratezza e disperazione dall’altra. I cittadini dell’Est si trovano intrappolati da un mostro chiamato Comunismo e ingrassato dall’Unione Sovietica e vedono nella Libertà degli Stati Uniti l’unica via verso la salvezza, l’unica opportunità per sentirsi ancora individui. Ma il Comunismo ha bisogno di nutrimento, di vittime sacrificali e deve ad ogni costo impedire un esodo di massa: nasce il Muro di Berlino, scoppia la Guerra Fredda.

Ciò che distingueva le due Germanie è l’idea morale e giuridica dell’uomo che a Ovest è padrone di se stesso, e quindi può andaresene dove vuole: ad Est è proprietà dello Stato che ne regola i movimenti.
Per chi non ricorda questo, il Muro di Berlino era, oltre che barbaro, incomprensibile e irrazionale: mentre invece ha obbedito a una sua logica.
-Indro Montanelli

Passano altri tredici anni, il Muro crolla, la Guerra Fredda finisce: Fascismo, Nazismo, Comunismo e Socialismo sembrano un lontano ricordo, un terribile incubo spazzato via dalla luce della Libertà.  E forse il problema è stato proprio togliere dalla nostra memoria ogni orrore.
A distanza di anni c’è ancora una guerra tra ideologie-zombie che sembrano essere tornate in vita. Una guerra dove l’unico modo per distinguere i soldati che la combattono è guardare il colore della divisa, perché per il resto sembrano uguali. Una guerra che, in realtà, non fa vittime né da un lato, né dall’altro, ma che ferisce solo chi si oppone ad entrambi. Una guerra che continua ad esistere solo grazie al rifiuto della Memoria e al negazionismo.
Perché se avessimo un minimo di Memoria, prenderemmo ogni Totalitarismo e lo ricorderemmo fino alla nausea, fino al vomito, fino a che l’oppressione non ci faccia schifo.

Non c’è più dunque differenza apprezzabile, al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando, tra un qualsiasi cittadino italiano fascista -e un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente, interscambiabili…
-Pier Paolo Pasolini


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