La casa di Jack: il profilo di un assassino ‘medio’

Francesco Lattanzio

Cinema

La casa di Jack: il profilo di un assassino ‘medio’

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 10 marzo 2019

Folgorante, ingegnoso, spiazzante, La casa di Jack si presenta allo spettatore in tutta la sua crudeltà e perversione. Uscito nelle sale lo scorso 28 febbraio, è l’ultima opera dell’omonimo regista Lars von Trier che ci presenta come protagonista Jack, interpretato magistralmente da Matt Dillon, come un personaggio controverso e occulto, che si sviluppa mano a mano nel corso delle vicende.

La trama

Ci troviamo nel 1970, dove la narrazione segue le vicende di Jack, un ingegnere psicopatico. Il protagonista è affetto da tendenze ossessivo-compulsive e lo vedremo nel momento in cui compirà i suoi omicidi: nel corso della vicenda, si accenna a circa 60, o anche più, omicidi, nonostante nel corso di una confessione con un personaggio a noi ignoto, il serial killer si concentrerà sul raccontare 5 incidenti nel corso di 12 anni.

Ecco cosa ne pensiamo

Secondo il regista, questa è la sua opera più ‘brutale mai realizzata’ che, citando le parole di Lars von Trier, ottimizza l’opinione secondo cui ‘la vita è crudele e spietata’. Il film, nella versione censurata da me visionata, si spalma su un tempo di 155 minuti (precisamente 2 ore e 35 minuti), all’interno dei quali osserviamo le caratteristiche del personaggio di Jack emergere in maniera prorompente. Le parole chiavi per questo film sono due: ‘violenza’ (sia fisica, sia psicologica) e ‘uomo’. La violenza fisica, nonostante sia presente e preponderante nella sua esplicitezza, resta comunque di contorno e lascia spazio alla violenza psicologica nello spettatore. Lars Von Trier ha dimostrato di sapersi muovere bene all’interno del genere thriller/drammatico. Talvolta, possiamo individuare riflessioni o azioni semiserie che strapperanno un sorriso all’interno della platea: questo elemento, secondo me, è innovativo perché da una parte smorza la tensione del film in sé, rendendolo privo di ‘ansia’, e, dall’altro, perché affianca sapientemente il genere thriller alla commedia nera, che comunque suscita riflessione all’interno dello spettatore. Passando alla seconda parola chiave, uomo, il regista, come introducevo, ha espresso di voler trattare della vita come crudele e spietata: il fatto che Lars Von Trier sviluppi il film attorno alla tematica della natura maligna come intrinseca del genere umano, apre il finale a molteplici letture. Nonostante la pellicola si presenti a tratti lenta, è comunque accattivante ed interessante: è stata criticata per l’eccesiva durata, sebbene, a parer mio, la trovi equilibrata nel suo essere lenta/attiva nei giusti momenti. Il film, è ricco di citazioni tratte da altre opere sia cinematografiche, sia letterarie. Le riprese sono sviluppate in maniera semplice, ma efficace e, da parte mia, più che soddisfacente: ben scritto, ben recitato e ben articolato, La casa di Jack è una ventata d’aria fresca all’interno del cinema contemporaneo. Tuttavia, tale tipologia di film o la si ama, o la si odia: non vi sono vie di mezzo.

la casa di jack

La censura ed il divieto ai minori di 18 anni: era necessario?

Sicuramente stiamo parlando di un film controverso e poco digeribile, soprattutto per la violenza psicologica e fisica mostrata apertamente al pubblico. Nonostante la versione cinematografica è censurata e contiene 4 minuti in meno rispetto a quella originale, non mi sento di negare la validità del divieto. Al giorno d’oggi, è vero, siamo abituati a ben altro, ma quel che preoccupa di questo film non è tanto l’aspetto fisicamente violento, ma la sfumatura controversa e psicologia: come l’assassino si presenti a noi spettatori, attori nella vita di tutti i giorni. Quando fu presentato al Festival di Cannes, metà platea uscì nel corso della proiezione disgustata per quanto inscenato: in base a ciò la censura si è attivata ed ha agito, come conosciamo.

la casa di jack

Il cast di La casa di Jack

Protagonista della pellicola è Matt Dillon (Tutti pazzi per Mary, Crash- Contatto fisico, Rusty il selvaggio), affiancato da Uma Thurman (Kill Bill, Pulp Fiction), Bruno Ganz (The Party, Heidi), Siobhan Fallon Hogan (Forrest Gump, Men in Black), Sofie Grabol (The Killing), Riley Keuogh (Magic Mike).

Commenti dei lettori

RocketMan75

Da come hai scritto sembra la recensione di “Ecceziunale Veramente” di Diego Abatantuono.

Ma una cosa non ho capito, il Jack è Jack Dawson di ‘Titanic’? E’ un sequel?

10 marzo 2019 | 19:08 | Rispondi

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