#intooDP : la brutta comunicazione della Regione Siciliana

Simone Dei Pieri

#intooDP

#intooDP : la brutta comunicazione della Regione Siciliana

#intooDP : la brutta comunicazione della Regione Siciliana
Pubblicato il 16 gennaio 2020

In queste ore è diventato virale il brutto post con cui le pagine istituzionali collegate alla Regione Siciliana (quelle di Costruire Salute) avvertivano le donne in merito ai rischi provocati dall’abuso di alcol.

Come si legge nel post, “l’abuso alcolico causa danni alla sfera ormonale e riproduttiva.”

“Tanto nella donna quanto nell’uomo” direbbe qualcuno, ma noi siamo buoni e tralasciamo (colpevolmente) per arrivare alla vera protagonista di questa campagna social: l’immagine allegata!

Accompagnata dalla domanda “quali sono le dosi giuste di alcol per la donna?” (e di nuovo, perché solo le donne?), due calici di vino mimano due seni, immagine probabilmente sufficiente secondo il social media manager a riassumere una donna.

Ora, se stessimo parlando di una campagna di prevenzione per il tumore al seno potrebbe anche starci, ma la semplificazione iconografica donna-seno è un po’ retrograda.

I debolissimi tentativi  a difesa di questa buccia di banana social sono diversi, ma tutti riassumibili sotto un generico “non è sessismo, sarebbe potuto accadere anche con un uomo!” ma no, non è così.

No, non è vero che “sarebbe potuto accadere anche con un uomo!“, proprio perché nessuno con un po’ di buonsenso -e qualche base di comunicazione- potrebbe anche solo pensare di collegare, ad esempio, un pene all’abuso da alcol.

Mentre qualcuno in allegria dà a colpa al troppo vino, quello sì, bevuto da chi si è occupato della comunicazione, noi storciamo il naso per i brutti tentativi di giustificare l’errore anziché chiedere scusa.

Se ciò non bastasse, l’immagine probabilmente pescata da Google è un’ulteriore evidenza di come forse debba essere corretta la spesa dedicata al reparto comunicazione. Fosse anche solo per capire chi e come se ne occupa alla Regione Siciliana.

La morale è che deve sparire l’usanza di rivolgersi al celebre “amico” che fa il lavoro al ribasso, già grave e rischiosa quando si tratta di un privato, ma degradante e inadeguata quando è un’istituzione.
Compromettendo poi il lavoro dell’istituzione stessa.

Provaci ancora, social media manager!


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