La bambola assassina: un reboot horror dalle sfumature comiche

Francesco Lattanzio

Cinema

La bambola assassina: un reboot horror dalle sfumature comiche

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 30 giugno 2019

Tratto dal celeberrimo film del 1988, La bambola assassinaè un reboot dell’opera originale di Tom Holland, questa volta diretto da Lars Klevberg. Il film è stato distribuito in anteprima mondiale il 19 giugno 2019 nelle sale cinematografiche italiane, mentre negli Stati Uniti il film è stato rilasciato il 21 giugno 2019.

La trama

Ci troviamo a Chicago, Illinois, dove il protagonista Andy riceve in regalo da sua madre una bambola Buddi (“Tipo Bellonell’originale 1988), che permette lui moltissime funzioni quali il controllo di tutti gli apparecchi elettronici all’interno della casa. Presto scopriremo che questa bambola è dotata di una propria volontà che la farà agire, fino al punto di commettere alcuni omicidi. Come è possibile questo? Cosa accadrà alla fine? Guardate il film e scopritelo.

Chucky: un bambino da educare

Fin da subito nel film notiamo un taglio decisamente differente rispetto al film del 1988, a cominciare dal motivo cardine che lega tutta la vicenda. Questo può essere riconosciuto e apprezzato o criticato e smentito, a seconda di quanto si è fan della saga di Chucky. Nel complesso direi che il film funziona e adempie bene al suo ruolo, quello di intrattenere lo spettatore.

Non siamo dinanzi ad un’opera cinematografica maestosa, o a qualcosa che richiama alcune opere in particolari, nonostante nel film vi sono alcune citazioni di film del passato, ma ci troviamo di fronte ad un film horror che vuole divertire lo spettatore. Visto sotto questo punto di vista il film è molto godibile: nonostante vi sia una tendenza allo splatter, il film non scivola mai veramente fino in fondo nell’horror, mostrando gli omicidi in maniera nitida e lucida, ma il tutto rimane molto in superficie, consentendo una lineare e non disturbante visione del film. Il tutto è condito con un misto di ironia e comicità, che alleggeriscono di molto la portatadel film in sé, facendolo scivolare rapidamente nel trash, abbassandone drasticamente il livello.

Ancora una volta, però, ci troviamo dinanzi alla critica di sottobanco che tocca la tematica della tecnologia eccessivamente strumentalizzata: che cosa accadrebbe a noi se la tecnologia si rivoltasse? La bambola assassina cerca di rispondere a questa domanda, sotto una visione diversa ma comunque già vista e rivista in molti altri film.

La figura di Chucky, in questo caso, non è maliziosa di per sé, come nella versione del 1988, e questo può causare un disappunto nei fan più ferrati della saga, soprattutto per quel che riguarda il modo in cui questa bambola diventerà “assassina”. Diciamo che sotto altri punti di vista, il film affronta la tematica dell’amicizia e dell’adolescenza, totalmente estranee alla vicenda del primo film: è una ricerca, comunque, che il regista ha intrapreso, poiché ha cercato di dare un taglio diverso alla figura della bambola, mai affrontato prima in altri film della saga.

Chucky, come abbiamo detto è dotato di una volontà propria, ma non essendo umano non riesce a capire come indirizzare la sua coscienza e quali siano le azioni lecite da compiere o meno: si tratterà quindi di cercare di educare Chucky, esattamente come si cerca di educare un bambino nella vita.

Nel complesso il film soddisfa, ma tutto sta nel modo in cui lo si recepisce e lo si accoglie


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