Jukebox: il divertimento a portata di monetina

Ada Cannella e Simone Ardilio

Oggi come ieri

Jukebox: il divertimento a portata di monetina

Jukebox: il divertimento a portata di monetina
Pubblicato il 23 novembre 2018

È il 23 novembre 1889 quando al Palais Royale Saloon di San Francisco entra in funzione il primo jukebox della storia. Da allora in poi niente sarebbe stato più lo stesso, la sua fama sarebbe cresciuta a vista d’occhio e a livello mondiale.

L’apparecchio si deve alla Pacific Phonograph Company che inizialmente gli diede il nome di “nickel in the slot player”, in onore di Louis Glass, l’imprenditore che ne permise l’installazione nel palazzo. Tradotto in italiano suonerebbe come “lettore musicale con monetina in fessura” e forse anche per questo oggi siamo soliti chiamarlo semplicemente juke-box.

Da dove derivi l’appellativo non è ancora chiaro, alcuni lo collegano al termine “juke-joint”, usato per indicare un bar in cui si ballava, tant’è che nello stesso periodo i gruppi musicali che vi si esibivano prendevano il nome di “juke-bands”. Altri, invece, sostengono provenga da “jukehouse”, un riferimento slang che stava a denotare i bordelli, luoghi dove la musica non era affatto sconosciuta.

Nonostante la novità che rappresentava neanche la radio riuscì a tenergli testa; la nuova macchina musicale rappresentava la soluzione vincente per le grandi case americane. La sua diffusione ebbe dell’incredibile cosicché divenne gettonatissimo. Si parlava di un apparecchio capace di permettere la selezione tra vari dischi così innovativo che nel 1936 la Wurlitzer riuscì a venderne più di quarantamila.

Record a parte, i colossi delle industrie delle ‘macchine musicali’ cambiarono il modo di ascoltare la musica. Il mercato discografico era in preda a una rivoluzione senza paragoni. Fino agli anni 60 i maggiori produttori si contesero la scena sfornando modelli fra i più esclusivi.

Malgrado oggi si viva in un mondo diverso, fatto di musica in streaming e dischi fermi, il juke-box c’è e non accenna a lasciarci. Il suo fascino senza tempo colpisce ancora, non teme confronti nè generazioni. La sua bellezza è rimasta quella di un tempo ed è per questo che lo ricordiamo tuttora col sorriso di sempre.


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