JOKER: la filosofia della follia come cura per una società malata – RECENSIONE e ANALISI (no spoiler!)

Francesco Lattanzio

Cinema

JOKER: la filosofia della follia come cura per una società malata – RECENSIONE e ANALISI (no spoiler!)

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 13 ottobre 2019

Sicuramente il film più atteso dell’autunno 2019, Joker trasporta lo spettatore direttamente nel passato del personaggio, per mostrare al pubblico le radici della sua follia. Quel che la platea si ritrova ad osservare è la metamorfosi e l’evoluzione di un personaggio che decide di abbracciare una filosofia estremamente controcorrente alla società da lui abitata: si tratta, infatti, di un atteggiamento di pazzia e di alienazione, nei confronti di quel che è, ormai, una società corrotta e marcia.

Si parte, dunque, da un Arthur Fleck estremamente irrealizzato, vittima della società in cui è costretto a vivere, oppresso e schernito sia a lavoro che per strada. L’unico conforto e l’unica sicurezza è data dalla presenza della madre, alla quale Fleck è molto legato. Quel che all’inizio si presenta come un binomio che vede in campo due forze contrapposte (l’indifferenza della società e l’amore materno) che sono perennemente presenti nella vita di Arthur, è in realtà la miccia che scatenerà la ‘follia’ del personaggio e che lo trasformerà in Joker.

Fin da subito notiamo un taglio decisamente psicologico al film: Phillips non si propone di affrontare il personaggio da un punto di vista criminale, cioè, il Joker come il pazzo omicida e nemico di Batman; piuttosto decide di cogliere l’aspetto prettamente ‘umano’ e antropologico di Arthur.

I temi affrontati nel corso della pellicola sono davvero interessanti, oltre che molteplici: il vero orrore, qui, non è il Joker in quanto assassino in potenza, ma la soffocante aria che si respira a Gotham City, una città ormai che ha perso davvero tutto, dove i ricchi sono chiusi nella loro bolla elitaria ed i poveri sono costretti ad essere emarginati agli angoli della società, combattendo quotidianamente per la sopravvivenza.
Si tratta, infatti, di una sorta di ritorno allo stato di Natura hobbesiano, una condizione priva di regole in cui l’uomo è costretto a vivere prima della nascita della Società Civile: è una sorta di guerra “tutti contro tutti”, dove nessuno ne uscirà mai vincitore.

Arthur comprende la miserabile condizione in cui la società è costretta a sottostare, e dinanzi a questa verità ride: Nietzsche pensava che la risata fosse propedeutica perché simbolo dell’uomo una volta arrivato alla coscienza della realtà. L’atteggiamento di follia del personaggio è una reazione immediatamente successiva a questa Epifania: la filosofia della follia come cura per una società morente. Utilizzare la razionalità non ha giovato nel caso di Gotham City, si ricorre perciò ad armi molto più “anti-conformiste” che culmineranno nell’illuminato discorso finale di Fleck, in cui il personaggio esplica la sua pazzia in un monologo chiaro e lucido sulla condizione afflitta della città.

Joaquin Phoenix riesce a toccare vette estremamente molto alte con questa sua magistrale interpretazione: è entrato perfettamente nel ruolo del Joker, a tal punto da interpretarlo, separandolo dal suo alter-ego Arthur Fleck. Joker ed Arthur sono due persone molto diverse all’interno del film,  per spiegarmi, sono come il bruco e la farfalla.
La danza assume un ruolo importantissimo nel film, è come una sorta di rituale che battezza il passaggio da Arthur a Joker, elogiandone la follia di quest’ultimo.

Seppur il film sia stato accolto a braccia aperte dalla critica, dalla parte del pubblico, invece, si è notato un particolare entusiasmo con qualche nota di dissenso: quest’ultima è dovuta all’estrema lentezza che precede la metamorfosi del personaggio e che circonda, perciò, lo svolgersi delle azioni.

Questa fornita è solo una delle molteplici chiavi di lettura che vi possiamo attribuire a questo film: ognuno di noi vedendo questo film può avere un parere o un interpretazione totalmente diversa e soggettiva, rispetto all’altro.
Che dire caro Phoenix, ci rivedremo sicuramente la notte gli Oscar 2020.


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