ITI.S Cannizzaro: anno nuovo, stessi problemi

Sara Obici

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ITI.S Cannizzaro: anno nuovo, stessi problemi

ITI.S Cannizzaro: anno nuovo, stessi problemi
Sara Obici
Pubblicato il 20 settembre 2019

“Io non ci sto a passare metà della mia giornata in un edificio che potrebbe crollare”.

Giuseppe Ferlauto, rappresentante d’Istituto dell’ITI.S Cannizzaro di Catania, non usa certo mezzi termini per descrivere la situazione della sua scuola; e dà così voce ai pensieri di almeno un centiaio di altri suoi compagni, ieri nuovamente riuniti in protesta – a solo qualche mese di distanza dall’ultima manifestazione – davanti ai cancelli di via Carlo Pisacane 1.

Dal nostro precedente articolo sulla loro situazione – datato 17 gennaio – i giorni sono andati avanti, l’anno scolastico è cambiato, ma lo stato “pietoso” di questo edificio scolastico è rimasto tristemente immutato – nella migliore delle ipotesi.

“Stiamo vivendo una situazione assurda, abbiamo mezza scuola inagibile”

“Parlo di tutta la zona del secondo piano di fronte all’aula videoconferenza, e parlo anche di una parte dell’altrio e della totalità del sesto piano. Parlo delle scale d’ingresso via Carlo Pisacane che sono transennate, così come quelle di via Palermo. Quindi noi per entrare a scuola dobbiamo usare le scale d’emergenza, ed è anche illegale”. Ci spiega Giuseppe Ferlauto.

E in una situazione del genere, se ad esempio ci fosse qualche alunno con la sedia a rotelle? Come si procederebbe? Qualcuno si è mai soltanto posto il problema?

E il fatto che probabilmente questa sia una condizione del tutto analoga a quella in cui versano la maggioranza degli istituti della nostra provincia – a giudicare anche dalle conseguenze che si hanno dopo qualche pioggia – non fa che dipingere un quadro sempre più preoccupante.

“L’anno scorso la palestra era inutilizzabile, e lo è anche quest’anno. Certo, dopo le proteste di gennaio, ma dopo soprattutto tre telefonate a settimana per sette mesi, ecco che i tecnici della provincia si sono fatti vedere”

Ma per fare cosa? Letteralmente per “Costruire sull’umidità, e fare più danni che altro” conclude il rappresentante d’Istituto.

Tiriamo le somme?

In un paese civile probabilmente non ci troveremmo a dover commentare questa situazione, a dover riportare queste notizie.

In un paese civile questi diritti fondamentali degli studenti verrebbero rispettati, e loro non si troverebbero nella condizione di doverli chiedere a gran voce, tra l’indifferenza o addirittura la diffidenza di molti.

Ma probabilmente l’Italia non rientra in questa definizione. Ed ecco che ci ritroviamo, per l’ennesima volta, a documentare situazioni di questo tipo.

E quindi facciamolo.

Vi lasciamo al video della manifestazione di ieri, realizzato dal rappresentante d’Istituto; e alle nostre interviste ai ragazzi della scuola.

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