#INTOODP – Conte e la “gaffe” sulla Pasqua: ecco cos’è successo

Simone Dei Pieri

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#INTOODP – Conte e la “gaffe” sulla Pasqua: ecco cos’è successo

#INTOODP – Conte e la “gaffe” sulla Pasqua: ecco cos’è successo
Pubblicato il 8 aprile 2020

In un celebre trio si direbbe che la quarantena è un apostrofo rosa tra le parole “diretta” e “autocertificazione, ma ormai ci siamo abituati a tutto e le dirette, soprattutto quelle del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono un appuntamento fisso, come la pasta della domenica.

Lasciando da parte la comicità, la tensione è palpabile, le persone chiuse in casa non hanno di che discutere e molti hanno comprato più lievito di birra di quanto se ne possa ragionevolmente smaltire in un mese.

Non c’è da stupirsi quindi se i discorsi di ogni esponente politico vengono passati al setaccio, giorno dopo giorno, in cerca della gaffe che aiuti tutti a ridere anche solo per le 24 ore successive: un giorno Matteo Salvini, un altro Giorgia Meloni, quando non Luigi Di Maio o Matteo Renzi. Sembra immune Giuseppe Conte.

O meglio, sembrava fino a pochi giorni fa finché, nel discorso di lunedì 6 aprile ha annunciato il nuovo decreto che libera 400 miliardi di euro di liquidità. Poi, parlando delle prossime festività pasquali, ha detto “Pasqua significa, lo sanno bene i Cristiani, passaggio. È il passaggio e anche il riscatto dalla schiavitù all’Egitto!”

Il web è insorto, facendo notare -potere di Google- che Pasqua significa effettivamente passaggio (Pesach), ma per gli Ebrei, mentre per la tradizione cristiana sta ad indicare invece la risurrezione di Gesù ed ha il significato metaforico di passaggio dalla schiavitù del peccato alla redenzione.

Cos’è successo davvero?

In realtà sono in molti ad aver visto in questa gaffe una ricerca del proverbiale ‘pelo nell’uovo’, ma fare chiarezza è d’obbligo. La dichiarazione di Conte arriva infatti poche ore dopo l’uscita di Matteo Salvini sulla riapertura delle chiese. Il leader della Lega ha infatti invocato la “protezione di Maria” per affrontare il virus, tuonando che “le chiese devono essere riaperte”, in barba al divieto di assembramento.

Nella comunicazione politica è essenziale, lo sappiamo bene, rispondere colpo su colpo, ed è quello che avrà pensato lo speechwriter di Conte che ha però forzato le metafore.

Così quando Conte parla del riscatto dalla schiavitù, è da intendere come un esempio di liberazione del Paese dalla minaccia del virus, ma appare come un errore poiché il passaggio in questione è perlomeno controverso e poco lineare.

Va bene, quindi, puntare ai credenti pochi giorni prima di Pasqua (soprattutto per annullare l’effetto Salvini), ma senza paragonare la fine della pandemia alla resurrezione. Il motivo è che, banalmente, una resurrezione debba passare necessariamente per la morte del risorto. Un messaggio non troppo positivo durante un discorso di incoraggiamento.

Lì è arrivata l’illuminazione e la liberazione, stavolta dall’Egitto.

Che non ci libera però da un finale mal scritto.


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