L’indie di Carl Brave, da ‘vintage’ a ‘vecchio’ il passo è breve

Simone Dei Pieri

Music

L’indie di Carl Brave, da ‘vintage’ a ‘vecchio’ il passo è breve

L’indie di Carl Brave, da ‘vintage’ a ‘vecchio’ il passo è breve
Pubblicato il 30 marzo 2019

Sono mamme e papà ‘bodyguard’ dei figli 15enni, neo venticinquenni ed over 50 brizzolati, il pubblico di Carl Brave (nome d’arte di Carlo Luigi Coraggio) che il 26 marzo scorso ha fatto tappa a Catania.

L’artista trasteverino con il suo ‘Notti Brave Tour’ ha cercato una location ritagliata su misura per sé, ossia il Teatro Metropolitan di Catania.

In fila dalle 19.00, tutto il pubblico lo attende e qualcuno prova pure ad intrufolarsi per strappare un selfie con uno degli artisti cult della scena rap-indie del momento: è il sold out più ordinato che si sia mai visto, con i fan in fila per due (i più arditi in tre!) davanti alle porte vetrate del Teatro.

Le battutine da parte della sicurezza si fanno sentire e si riferiscono all’età media dei fan: “Non sono più i tempi dei pomeriggi giovani, eh?”. No, decisamente.

Scorre veloce la fila, ragazzi e ragazze sorridenti, un entusiasmo malcelato tra bandane, magliette e gli attacchi dell’artista che guerreggia su Instagram, ad una distanza di poco più di 200m d’area con i venditori ambulanti del merchandising ufficiale (contraffatto).

L’atmosfera che si respira è strana ma allegra. Sembra di essere in una sala da tè vintage, invasa da blue jeans, t-shirt e felpe sdrucite (da non meno di 50 euro l’una), Charlie Winston di sottofondo, mentre dal palco si intravede una grande luna sullo sfondo e gli strumenti fanno capolino dietro la silhouette dei palazzi.

Il periodo del liceo si incontra, senza scontrarsi, con gli universitari nostalgici: da un lato chi una sbronza non l’ha mai avuta (o quasi) e dall’altra chi -cito- “beve di tutto, poi smorza col succo!”.

Educati, non un’esagerazione, non un urlo, tutti sorridenti senza aver visibilmente assunto nulla. Forse il concerto meno ‘concerto’ che si sia mai visto, quasi idilliaco e noioso, con l’attesa stemperata tra un Whatsapp e qualche minuto a sondare le Instagram Stories dell’artista.

Nel frattempo parte Nobody Told Me, targato Vintage Trouble, ma i partecipanti tra una birra in plastica e una confezione di patatine non hanno idea di cosa stiano ascoltando. Qualcuno riconosce a un certo punto i Beatles, ma è una mosca bianca: dal vintage al vecchio il passo è breve.

Mamme e papà rimasti fuori pressano “Quando finisce?” e ricevono un vago “Intorno alle 23.00″.

La noia solca i loro volti, ma figli e figlie esultano di gioia e tanto basta.

Durante il live Carl Brave presenta al pubblico le canzoni dell’ultimo album e del precedente “Notti Brave” e anche alcuni brani del progetto “Carl Brave x Franco126“, non mancano quindi pietre miliari del percorso dell’artista come Chapeau, Camel blu e Malibu.

La sua musicalità scanzonata è il marchio di fabbrica che lo tiene a galla: storie d’amore da 2 min., il tempo di un’altra canzone, birra in mano e sigaretta. Orecchiabili e ascoltabili anche per i più “vecchi”, i pezzi di Carl Brave si riconfermano accessibili a tutti e non noiosi -anche se alcuni sono tremendamente simili tra loro.

Un artista che si reinventa è sempre un bene, ma la paura che si tratti solo di una meteora della musica italiana (un’altra) è tanta.

Facciamo il tifo per lui, ché finora se l’è cavata bene. Chapeau!


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