In too DP – La politica ‘social’ è morta

Simone Dei Pieri

News&Politics

In too DP – La politica ‘social’ è morta

In too DP – La politica ‘social’ è morta
Pubblicato il 10 dicembre 2019

Aggiornamenti, dirette, tweet, provocazioni, dichiarazioni concentrate e leggi condivise (cioè postate): questo è ciò che la politica ha portato sui social network. Ma adesso la corsa delle impressions sembra essersi fermata.

Abbattendo le distanze e rivoluzionando la classe politica tutta palazzi del potere e sale dei bottoni, i social media hanno ridotto ai minimi termini le distanze tra elettori ed eletti.

Come ogni stravolgimento dei mezzi, anche questo ha operato una sensibile trasformazione dei contenuti, poggiandosi talvolta su canali vari (da Facebook ad Instagram, fino a TikTok più di recente) ma anche portando i media tradizionali ad usare i social media come ‘stampella’, basti pensare alle dirette Facebook trasmesse durante i telegiornali.

Lunga vita alla “politica social”… o forse no?

Il 2020 sarà l’anno segnato dalle elezioni USA e le previsioni non tardano ad arrivare.
In particolare, un sondaggio realizzato dal Pew Research Center fa notare come il 46% degli utenti social negli Stati Uniti si senta “logorato” dalla politica online: un aumento di circa il 10% in più rispetto al 2016.

Nella prima metà di giugno 2019, il PRC ha analizzato le risposte di oltre 4.200 adulti statunitensi per comprendere la loro percezione dei post riguardanti politica, verso i quali gli intervistati hanno manifestato atteggiamenti ambivalenti ma non certo esaltanti.

Da un lato, circa quattro utenti su dieci affermano di non sentirsi fortemente coinvolti nelle discussioni politiche sui social, mentre una percentuale molto più piccola (circa il 15%) afferma di avere piacere nel vedere molti post politici sui social media.

Utenti ‘stressati e frustrati’ se si parla di politica.

Tale ricerca ha rilevato una tendenziale descrizione negativa del dibattito politico che si svolge sui social media.

Circa i due terzi degli utenti (68%) hanno affermato di trovare “stressante e frustrante” parlare di politica sui social media con persone con cui non sono d’accordo. Nel 2016 erano il 59%.

Un buon 27% ritiene invece “interessanti e informativi” i dati politici condivisi sui social media, cifra in calo rispetto al 35% di tre anni fa.

Sembra evidente che la fiaba comunicativa politica-social media stia scivolando lentamente verso il baratro, ma forse questo ci salverà dalle ‘urla’ di tuttologi, complottisti e fanatici politici.

Se anche in Italia si attendono elezioni politiche nel breve periodo, resta comunque da tener conto dei social media come principale canale comunicativo. Anche se le carte in tavola dovessero cambiare.


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