In too DP – “Io sono Giorgia!”, come ti divento virale

Simone Dei Pieri

Cult

In too DP – “Io sono Giorgia!”, come ti divento virale

In too DP – “Io sono Giorgia!”, come ti divento virale
Pubblicato il 12 novembre 2019

Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana!“.

Se avete sentito o letto queste parole nei giorni scorsi, ciò è avvenuto solo grazie al potere del web.

Qualcuno direbbe ‘per colpa’ di questo.

La Giorgia Challenge è diventata in 72 ore un fenomeno virale, capace di scuotere i social media come un Fabio Rovazzi qualsiasi. E proprio com’era avvenuto per il video unofficial di ‘Andiamo a Comandare’ che vedeva impegnato Matteo Salvini nel famoso balletto a mento su e spalle in fuori, adesso è il turno di ‘Io sono Giorgia’.
La ricetta è la medesima per ogni tormentone parapolitico: si estrapola uno spezzone (di una dichiarazione, di un movimento del corpo et similia) da un contesto più ampio e lo si riproduce in loop, remixandolo in più salse.

Appena il primo raggiunge una soglia di visualizzazioni utili, sfonda il tetto ‘viralità’ e si attesta a tutti gli effetti come tormentone.

Da lì è tutto un profluvio di meme, citazioni dirette e indirette, instant marketing nelle aziende. Stampa, televisione, radio arrivano per ultimi a parlarne, di solito quando è già in esaurimento.

La Meloni ha commentato con un post in cui sorride perché “la hit #iosonogiorgia è prima in classifica”.
Interpellati gli utenti, solo una piccola percentuale (meno del 20%) ritiene che tale fenomeno riesca a danneggiare il personaggio politico coinvolto, mentre una larga maggioranza sostiene che sia “d’aiuto”.

Il successo è vero in parte, poiché mentre da un lato i numeri sui canali ufficiali aumentano vertiginosamente ed in maniera organica, rappresentando una manna in termini di engagement, ‘tanto più in alto si sale, tanto più grosso è il tonfo quando si cade’.

Nel caso specifico, i profili ufficiali di Giorgia Meloni con riguardo ad Instagram e quindi ad un pubblico giovanile elettoralmente utilissimo, hanno registrato un balzo in avanti di oltre 13.000 followers, raggiungendo una percentuale di engagement pari al 2,35 %, ben oltre la media dei profili simili.

Ma non è tutto oro ciò che luccica.

La crescita di followers come quella di reactions su Facebook, pur rappresentando un ottimo risultato in termini numerici, non rappresenta necessariamente una qualità dell’audience. Più o meno come imbottire una piazza di antagonisti politici: i numeri ci sono, manca il sostegno.

E se è vero com’è vero che, come ci ammoniva Chaplin, “nel futuro ognuno avrà 15 minuti di notorietà”, è vero anche che gli effetti di quei minuti di celebrità producono effetti continuativamente nel tempo anche in funzione dei numeri.

Quello che potrebbe sembrare un successo in termini di eco sui social media, si rivelerà come un calo improvviso già settimana entrante, quando il tormentone verrà rimpiazzato da un’altra notizia.

Come già detto quindi, il ‘tonfo’ mediatico derivante sarà molto più rumoroso e l’aver (di fatto) dopato l’audience porterà ad una contrazione forzata dello stesso.

Nel lungo termine recuperare gli stessi numeri sarà più difficile di quanto non fosse prima dell’esplosione dell’ormai spenta #GiorgiaChallenge. A meno di un altro improvviso colpo di reni mediatico, s’intende.


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