In too DP – Apofenia portami via: come nasce un no-vax!

Simone Dei Pieri

News&Politics

In too DP – Apofenia portami via: come nasce un no-vax!

In too DP – Apofenia portami via: come nasce un no-vax!
Pubblicato il 24 ottobre 2019

Cosa spinge gli ignoranti a difendere arditamente posizioni impossibili? Da dove nasce la certa arroganza di chi, pur non avendo certi strumenti culturali, mette a rischio la propria e l’altrui incolumità fantasticando teorie pseudo-scientifiche? Perché i no-vax sono così sicuri di sé? 

Al banco degli imputati si trova oggi l’apofenia.

Con il termine apofenia (dal greco apo, cioè “via da” e phainein, “mostrare, far vedere”, anche se la seconda parte del termine potrebbe essere phren, “mente”) si intende la percezione spontanea di connessioni significative tra fenomeni che non hanno alcuna relazione tra loro.

Il termine è nato ad opera dello psichiatra tedesco Klaus Conrad nel 1958 o poco prima e fu da questi descritto come l’osservazione immotivata di connessioni da una precisa sensazione di anormale significatività.

Per Conrad, il fenomeno è collegato ad una forma patologica, anche se più di recente ha perso il suo valore prettamente psichiatrico ed è usato per descrivere un più vasto range di comportamenti.

Prima o poi, è bene chiarirlo, ognuno di noi passa dall’apofenia: ciò accade quando qualcosa nella nostra mente ci porta a creare connessioni (per noi) significative tra eventi fra loro indipendenti.

Tra i casi di studio più utili a raccontare l’apofenia c’è sicuramente il fenomeno dei ‘no-vax’.

Prendendo ad esempio l’immagine qui riportata, usata per sostenere la teoria no-vax che vuole i vaccini radice dell’autismo, tralasciando che dal 1970 non sono passati 10 anni ma quasi 50 ad oggi e ignorando il fatto che l’aumento delle diagnosi di autismo è dovuto all’aumento dello spettro autistico, ossia al fatto che mentre 50 anni fa molti problemi di quel tipo venivano liquidati con un semplicistico “suo figlio è un po’ toccato” oggi rientrano ufficialmente nello spettro autistico (ecco spiegato perché le diagnosi sono di più), è utile soffermarsi sul tipo di approccio metodologico tipico del no-vax come di altre categorie culturali.

“Dal 1970 ad oggi gli autistici sono aumentati e le somministrazioni di vaccino sono aumentate, QUINDI i vaccini causano autismo.”

Una tale deduzione appare coerente con sé stessa e sarebbe plausibile se dal 1970 ad oggi i vaccini fossero l’unica cosa che è aumentata, ma ovviamente così non è. Così su due piedi, è facile notare che dal 1970 ad oggi sono aumentate le automobili, è aumentato il consumo di Coca-Cola, sono aumentate le canzoni di Gigi D’Alessio, sono aumentati i reality show, i mondiali vinti dal Brasile, la produzione di telefoni cellulari, sono aumentate le aperture di internet point e tanti altri eventi simili.

Sarebbe facile desumere che, in assenza di altre informazioni (che pur possediamo!) dire che i vaccini causano autismo perché entrambi sono aumentati dal 1970 ad oggi equivale a dire che gli internet point causano autismo per quello stesso motivo.

Il motivo per cui i no-vax o chi per loro, non si accorgono di questa cosa evidente è che ragionano in antimetodo: non cercano di individuare la causa dell’autismo, ma danno per presupposto che la causa siano i vaccini e quindi cercano elementi e prove che supportino la loro convinzione, producendo conclusioni senza senso.

Si tratta quindi di un chiaro caso di approccio confermativo basato su bias di conferma, ossia di apofenia.


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