Il vergognoso derby intorno alla morte di un Carabiniere

Simone Dei Pieri

News&Politics

Il vergognoso derby intorno alla morte di un Carabiniere

Il vergognoso derby intorno alla morte di un Carabiniere
Pubblicato il 29 luglio 2019

La morte di un Carabiniere è la morte di una parte dello Stato, quella adibita alla garanzia della sicurezza di tutti i cittadini, al rispetto delle leggi e conseguentemente alla tutela di ogni cittadino. Se questa avviene in servizio, è ancor più grave ed è bene che tutti ne abbiano consapevolezza.

Un uomo ucciso da un assassino è la sostanza giornalistica di quanto avvenuto nei giorni scorsi. Ma nel giorno dell’uccisione, complice la velocità delle dichiarazioni di taluni, quanto ha mobilitato l’opinione pubblica non è stata l’uccisione in sé quanto la nazionalità e l’origine dell’assassino: nordafricano, italiano, albanese e infine americano.

Mentre tutti, Forze dell’Ordine incluse, stavano ancora accertando i fatti, si sarebbero dovuti attendere gli sviluppi delle indagini, ma le tifoserie hanno fatto prima e hanno messo nero su bianco l’assoluta certezza delle origini del mostro da una parte, dall’altra levata di scudi e attesa di scoprire che la nazionalità annunciata fosse sbagliata per poter così festeggiare contro l’antagonista politico.

Ma non si tratta di un derby e ciò che conta (*dovrebbe contare) è che uno dei tanti agenti delle Forze dell’Ordine -in questo caso dei Carabinieri, ma sono molti a rischiare la vita ogni giorno- che mettono al rischio la propria vita per la nostra sicurezza, adesso non potrà più tornare a casa dalla famiglia.

Tutto l’astio odioso che da un lato all’altro si vede versare in campo, tutte le strumentalizzazioni puerili che da ambo i lati hanno sollevato polvere e polemiche, dovrebbero restare a casa, chiusi a doppia mandata in un cassetto.

Ci si domanda quindi: è troppo chiedere di limitarsi al cordoglio? No, non è troppo.

Per quanto riguarda poi la foto di uno dei due accusati legato e imbavagliato, non c’è molto da dire e se da un lato è comprensibile la rabbia, la frustrazione e l’avversione verso questo soggetto, dall’altro non si può permettere che queste vadano ad inficiare il processo o ancor peggio renderlo nullo.

Per profondo senso di rispetto alla divisa di Mario, alla sua famiglia e ad i suoi amici, dovremmo seguire le leggi, assicurare un giusto processo e solo dopo far scontare fino all’ultimo giorno in prigione all’assassino di un servitore dello Stato. Sembra ingiusto, sembra “troppo corretto per un assassino” ma è così in uno Stato di diritto qual è, almeno per il momento, il nostro.

Lanciare sondaggi e aizzare gli istinti più bassi, usare trattamenti deprecabili nei confronti di questo o quell’individuo è, oltre che inutile, controproducente ai fini dell’accusa. E se si vuole ottenere un risultato, è bene evitare certi scivoloni.

Diversamente si potrebbe pensare che si vogliono ottenere solo reactions e interazioni sui social media.
Ma siamo sicuri che non sia questo il caso.


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