Il piacere, espressione di una sensualità estetizzante

Alice Santilli

Tra le righe

Il piacere, espressione di una sensualità estetizzante

Il piacere, espressione di una sensualità estetizzante
Pubblicato il 18 maggio 2019

Essendo un grande classico, pochi sono i ragazzi che si avvicinano a quest’opera di loro spontanea volontà. Eppure, dalla trama semplice e dai risvolti non sempre sensazionali, l’opera di D’Annunzio, si presenta con un grandissimo potenziale educativo.

La scrittura, a volte, impedisce la scorrevolezza del racconto, ma la modalità, con cui viene resa l’intensità dei momenti, ripaga totalmente la scrittura poco intuitiva.

Tra una filosofia Nietzschiana, non sempre ben interpretata, ed una sensualità estetizzante, vengono portati alla luce tutti i risvolti psicologici dovuti alla sfrenata vita mondana del protagonista.
Andrea Sperelli sembra emergere, oltre che come alter ego dello scrittore stesso, come emblema della Roma avida dei sensi.

Sono talmente intense le immagini che riesce a costruire D’Annunzio, da trasportare il lettore verso un leggero innamoramento della città, del piacere umano e della bellezza.
Il tutto avvolto dalla nostalgica presenza del passato, un’inesorabile e incontentabile spinta verso il nuovo e un’angosciosa aspettativa di decadimento. Cade continuamente, nella nebbia dei sentimenti inafferrabili, un personaggio che si lascia trasportare da tutto ciò che di più futile esiste.
Ogni piacere è tanto intenso quanto fugace. Tutto emerge nella sua forma più effimera.
È attraverso queste forme vorticose che il lettore trova un appiglio per comprendere le vere conseguenze di una vita condotta in questo modo.

Eppure la risposta che tenta di dare lo scrittore è così drastica da non lasciar spazio all’interpretazione personale.
D’Annunzio ci mostra un mondo diverso, lontano, per molti aspetti estraneo, ma allo stesso tempo così reale e vero da risuonare in ognuno di noi come una possibilità concreta di vita. Eppure l’insegnamento risuona forzato ed eccessivamente categorico.

Abbiamo quindi un libro smodatamente costruito, con una scrittura che vive anche solo per se stessa, tanto è ricca ed articolata, ma che nella semplicità della storia trova il suo equilibrio.
Una storia non eccessivamente coinvolgente, ma che, nella sua linearità, intreccia nelle vicende quel minimo di suspence, che trasporta fino alla fine del libro il lettore.

È questa un’opera alla quale si dovrebbero accostare tutti, mantenendo un coinvolgimento emotivo, insieme ad un distacco mentale.


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