Il mercato delle vergini, tra baby prostituzione e infanzia negata

Paolo Francesco Reitano

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Il mercato delle vergini, tra baby prostituzione e infanzia negata

Il mercato delle vergini, tra baby prostituzione e infanzia negata
Paolo Francesco Reitano
Pubblicato il 15 maggio 2019

La reperibilità disarmante della baby-prostituzione mischiata a prezzi concorrenziali per le prestazioni, in paesi in cui il reato è contemplato e l’età del consenso è ignorata dalla società.

E’ qui che l’italiano medio sguazza felice, certo di poter trovare esattamente ciò che vuole, come lo vuole e con un listino stracciato.

Carne fresca che ancora non ha terminato l’adolescenza, volti impalliditi da un’infanzia negata, marchiati di violenze accettate per poter sopravvivere: parliamo delle bambine e dei bambini della Thailandia, del Brasile, delle Filippine o del Nepal, come mostra la Ricerca dell’Università degli Studi di Parma ed Ecpat afferente al tragico capitolo del turismo sessuale.

Settore che, si stima, stia crescendo sempre di più sotto il profilo economico, con un giro di affari monstre che tocca milioni di dollari sulla pelle dei minori dei paesi sottosviluppati.

I divari territoriali, l’abbandono scolastico, la precarietà dei pilastri morali e l’assenza dello Stato: elementi che, sommati, portano al tranquillo svolgimento delle mansioni per gli “esperti del settore”, vere e proprie “agenzie di viaggi” che, con i dovuti tramiti nei paesi in questione, organizzano le gite del sesso e selezionano i “servizi” da offrire ai facoltosi clienti europei.

Il totale fallimento dei sistemi di protezione, la mancanza di welfare, il controllo sui minori che non c’è: gli ingredienti perfetti per un mercato a senso unico che non conosce crisi, perché la produzione non smette mai di aumentare.

Sale il numero dei corpi, perché il traffico di esseri umani, la “tratta delle bambine”, funziona così: aumenta il tasso di crescita della popolazione, in paesi che detengono primati della natalità, e il menù si espande per soddisfare il cliente.

Chi facilita l’espansione del fenomeno?

Purtroppo, tra i tanti, i clienti italiani. 
I nostri connazionali sono affezionati alle bimbe ed ai bimbi di Santo Domingo, del Kenia, in una tratta che aggrega migliaia di creature.

Di qualsiasi età, tra l’altro: dai 12 ai 16, ma anche sotto i 10 anni, le possibilità per un ricco viaggiatore europeo sono infinite.
Il costo non supera quello di una buona cena, con la possibilità della scelta “d’élite”: le vergini. 

Nell’industria del sesso si stimano più di un milione e mezzo di bambini sfruttati, per un ricavo netto che si aggira sui 60.000 euro l’anno a testa.

Secondo l’organizzazione Ecpat, End Child Prostitution in Asia Tourism, già citata per aver collaborato con l’Università di Parma, circa 80.000 clienti all’anno sarebbero italiani. 

E i controlli?

Fallaci, come le pene per chi viola queste norme.

Nei paesi in cui la vendita del proprio corpo o di quella del figlio è contemplata come legittima, la corruzione e l’assenza dello Stato di diritto marcano il confine tra la civiltà e l’anarchia, tra il bene ed il male, tra gli umani e le bestie.


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