Il Labirinto del Fauno. Una favola nazi-dark.

Giulio Pulvirenti

Cinema

Il Labirinto del Fauno. Una favola nazi-dark.

Il Labirinto del Fauno. Una favola nazi-dark.
Giulio Pulvirenti
Pubblicato il 11 ottobre 2018

Appena inserita nel catalogo Netflix, è una delle fiabe più belle del cinema moderno. Sto parlando de “Il Labirinto del Fauno” del maestro messicano Guillermo del Toro.

Favola di genere dark fantasy, “Il labirinto del fauno” ha una trama molto semplice. Nella Spagna franchista, una ragazzina, orfana di padre partigiano, vive con la madre costretta ad avere una relazione con un gendarme fascista. Il gendarme, odiato dalla bambina, viene mandato in una zona dove ancora sono radicati i partigiani che fanno opposizione, al fine di farli tutti fuori. La ragazzina ha una fervida immaginazione e durante una passeggiata nel giardino della tenuta dove vivono trova un libro magico. Leggendolo viene a scoprire la storia di una principessa che avrebbe liberato il mondo dal male. Al ritrovamento del libro esce fuori un fauno. Questa figura ambigua ma essenzialmente positiva, porterà la piccola a compiere imprese eroiche al fine di provare a salvare la madre e se stessa. Ma niente è gratis e certe volte l’aspirare a tanto porta a farci perdere tutto.

Dopo opere come Mimic e Hellboy, il buon Guillermo si mise a lavoro su questa pellicola singolare che già all’uscita fu molto apprezzata dal pubblico. Uomo di panza e sostanza che non ne sbaglia una, in questa pellicola ammicca all’Academy con fare sofisticato, ma sempre macchiato dalla sua visione di cinema. Il Labirinto del Fauno attraversa diversi temi: abbiamo la Spagna con la sua guerra civile, quindi i fascisti e i partigiani con le loro nefandezze, abbiamo il fantasy, un fauno, una fata, mostri e mandragole. E in questo bel minestrone vediamo protagonista una bambina orfana di padre. Tutto ciò assicura alla pellicola di vincere 3 oscar e di avere altre 3 candidature per la statuetta più ambita dai cineasti.

Nel film comunque traspare l’oscura poetica autoriale del regista. Il grottesco è protagonista, dai nazi al fauno, fino alla bambina nella sua figura svampita e innocente, che non fa altro che rafforzare il tutto. Guillermo però non perde occasione per sferrare colpi alla politica filo nazista, che dalle sue pellicole esce sempre demonizzata e criticata. Il film è violento, brutale. Le scene cruente sono girate sapientemente e il connubio tra costumi, scenografie ed effetti speciali mette in luce la maestria di un cinema con una poetica da film di genere ma con una messa in scena da Oscar.

Film consigliato a chi è interessato alla guerra civile spagnola con incursioni violente nella mente fantasiosa di uno dei maestri del cinema moderno.


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