Il diario degli errori, ovvero la voglia di crescere

Sara Obici

Mondointeriore

Il diario degli errori, ovvero la voglia di crescere

Sara Obici
Pubblicato il 7 gennaio 2019

Il diario degli errori è una canzone d’amore. Lo so, questa frase è quasi una provocazione, anche perché all’apparenza sembra tutto tranne che questo, ma se si ha davvero la voglia e la sensibilità di andare a fondo, così come fa Michele Bravi in questo suo pezzo, si scoprirà questa importante verità.

E’ una canzone per chi non ha paura di guardarsi dentro, di fare autocritica e di analizzare il suo passato in maniera profonda. E’ la storia di un ragazzo che “tiene il conto” di tutte le sue imperfezioni e di tutti i suoi errori, certe volte quasi inevitabili, che lo hanno fatto soffrire ma anche maturare.

Non c’è niente che si insegni prima che non l’hai provata 
Sono andato sempre dritto come un treno 
Ho cercato nel conflitto 
La parvenza di un sentiero

La presa di consapevolezza che c’è in queste strofe è quanto di più vero e importante si possa arrivare a realizzare su se stessi. E’ uno stacco dalla normalità e dalla modalità “pilota automatico” che certe volte inseriamo quando ci mettiamo sulla difensiva.

Quante volte infatti ci siamo trovati ad andare avanti per la nostra strada con i paraocchi, senza interrogarci su nulla, per paura di perdere la rotta? In questo modo abbiamo solo apparentemente eliminato dei possibili ostacoli, ma in realtà abbiamo chiuso il mondo fuori, e la possibilità di crescere con esso.

Ho sempre fatto tutto in un modo solo mio 
E non ho mai detto resta se potevo dire addio 
Poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta 
Ma non ne ho tenuto conto 
Ho sempre avuto troppa fretta

Ma da questo loop, da tutti quelli che ne conseguono, si può sempre uscire. Prendendo coscienza dei propri sbagli, mettendo un punto dove è impossibile cambiare, anche per nostra stessa natura; e ragionando a fondo sugli atteggiamenti che invece si vogliono migliorare. Questa è la Resilienza, questa è la forza di costruire su tutto ciò che è andato storto.

E in questo scenario il protagonista del brano si ritaglia anche uno spazio “sacro”, personale, talmente puro da rimanere al di fuori da tutta questa logica di “distruzione e ricostruzione”. E’ una certezza inviolabile, è il caposaldo della propria personalità, oppure è una persona amata.

In qualsiasi modo la si voglia vedere, è comunque uno “spazio intoccabile”, che per definizione non si può mai sgretolare o snaturare, per quanto lo si possa mettere in discussione. E’ un concetto che si ripresenta più volte anche in altre opere artistiche, basti pensare alla famossissima scena di V per Vendetta in cui Evey, sotto la pioggia, realizza di non poter mai essere ricattabile.

Ecco, questo è il concetto che in realtà Michele Bravi vuole far emergere da questo suo importantissimo successo, classificatosi non a caso quarto al Festival di Sanremo del 2017. Setacciando tra tutti i nostri errori, le inevitabili imperfezioni, i torti e le ragioni, emerge comunque un qualcosa di talmente puro da essere estraneo a queste logiche. Questo è l’amore verso sé stessi, nonostante tutto.

Ma almeno tu rimani fuori 
Dal mio diario degli errori 
Da tutte le mie contraddizioni 
Da tutte le mie imperfezioni 
Dalle paure che convivono con me 
Dalle parole di un discorso inutile 
Almeno tu rimani fuori 
Dal mio diario degli errori 
Almeno tu, almeno tu

 

 


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