Il cielo in una stanza: la poesia d’amore più bella della storia musicale italiana

Corrada Cannella

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Il cielo in una stanza: la poesia d’amore più bella della storia musicale italiana

Corrada Cannella
Pubblicato il 23 novembre 2018

Una poesia senza tempo, un fascino che non conosce generazione: “Il cielo in una stanza” è probabilmente uno dei più rilevanti capolavori italiani. A comporla fu il cantautore Gino Paoli che, insieme alla strabiliante interpretazione di Mina, portò il brano al successo internazionale.

E pensare che inizialmente venne rifiutato da molti, si pensa a Jula de Palma e Miranda Martino che decisero di non eseguirla malgrado le pesanti pressioni dei discografici. La stessa Mina inizialmente si mostrò riluttante, ciò nonostante, una volta dopo averla sentita eseguita al pianoforte, decise comunque di registrarla.

Nessuno si sarebbe mai aspettato tutto il consenso che in seguito la critica gli diede. Dopotutto si parlava di un argomento proibito, uno di quelli che la gente preferiva nascondere. Il testo, infatti, racconta di un incontro speciale fra un uomo e una prostituta di Genova. 

Il sentimento che si esprime, però, va oltre lo stesso argomento che quasi si dimentica all’ascolto. L’interpretazione appare soggettiva e quindi estremamente personale. Quando il solista inizia a narrare la sua avventura amorosa è come se narrasse quasi la nostra; è facile, quindi, immedesimarsi nei pensieri dell’autore che grazie alla dolce melodia e alle straordinarie parole riesce a trasportare l’ascoltatore in una dimensione surreale dove non esiste nient’altro che un amore.

“Quando sei qui con me 
Questa stanza non ha più pareti 
Ma alberi, alberi infiniti

Quando tu sei qui vicino a me 
Questo soffitto viola 
No, non esiste più
Io vedo il cielo sopra noi

Che restiamo qui, abbandonati 
Come se, se non ci fosse più 
niente, più niente al mondo”

Inizia così la canzone, con questa dolce corrispondenza, direbbe Foscolo, d’amorosi sensi, mista a un’intimità sentita e viva fra gli amanti. Basta uno sguardo per dimenticare il mondo; è questa la sensazione che provano in quel momento i due innamorati. Tutto scompare quando sono vicini, ogni cosa si azzera, non esiste più niente. Ed ecco che la stanza si smaterializza, le pareti, il soffitto, nulla sembra esistere; entrambi si trovano in una terra senza nome, in un posto lontano e impossibile da raggiungere se non da loro.

D’un tratto poi, suona un’armonia…

“Mi sembra un organo
Che vibra per te e per me
Su nell’immensità del cielo
Per te e per me, non c’è

Suona un’armonica
Mi sembra un organo
Che vibra per te e per me
Su nell’immensità del cielo

Per te, e per me
Nel ciel”

La voce dell’artista si fa flebile, quasi a non voler disturbare quell’istante. Il silenzio parla già da solo, non serve nient’altro se non essere insieme. Le anime sembrano volersi sfiorare, i corpi si cercano, gli occhi si toccano, i cuori si trovano, l’amore si sente.


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