Il Cenacolo di Leonardo prende vita in Piazza Università: cinquecento anni e non sentirli!

Antonio Catara

Cult

Il Cenacolo di Leonardo prende vita in Piazza Università: cinquecento anni e non sentirli!

Pubblicato il 2 luglio 2019

Uno di voi mi tradirà!

Questa è l’espressione sulla quale i protagonisti de Il Cenacolo, celeberrimo affresco di Leonardo da Vinci, dibattono. I ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Catania, coordinati dal professor Puglisi, hanno voluto ricreare quei sentimenti. Non solo, hanno permesso a chiunque di farne parte! Sabato pomeriggio, in piena Piazza Università, ogni singolo passante sarebbe potuto essere un personaggio di questo quadro vivente.

Questa manifestazione nasce per ricordare e commemorare la morte del genio fiorentino. Il due maggio di quest’anno, infatti, sono ufficialmente trascorsi cinquecento anni dalla scomparsa dell’artista toscano. Allo stesso tempo, però, cinquecento sono anche gli anni passati dalla nascita del suo mito. Un mito la cui genialità è stata riconosciuta troppo tardi, costringendolo ad accasarsi in Francia, alla corte del re. Insomma, rassegnamoci, la Gioconda è a Parigi per volere di Leonardo.

Il professor Puglisi ci ha tenuto a spiegare l’importanza di questa manifestazione, ricordandoci come il metodo di Leonardo da Vinci sia tutt’oggi privo di falle. Un metodo basato sull’osservazione e sulla sperimentazione pratica, sull’esperienza. In un mondo dove sempre più si tende ad isolarsi, pretendendo di poter conoscere la vita dalla luce di uno schermo, rievocare Leonardo e il Cenacolo serve a ribadirci ancora una volta che le emozioni si provano fuori dalla propria bolla, fuori dalla propria comfort zone. Osservare, sperimentare e, perché no, fallire fino al successo. Una sequenza incapace di passare di moda ma che, a volte, viene snobbata e dimenticata.

Tra pose improbabili e scomode all’inverosimile, il divertimento non è certo mancato in questa rievocazione, che ha visto la partecipazione di uomini, donne e bambini di tutte le età, nazionalità e classe sociale, per farci capire, tra le altre cose, che un’opera d’arte è solo un simbolo. Un simbolo che può essere incarnato e preso a modello. Un simbolo che mantiene vivi valori e idee trasmessi secoli fa, ma capaci ancora di fare sognare. Sempre.

 


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