I The Smiths e i 500 Giorni Insieme

Giulio Pulvirenti

Cinema

I The Smiths e i 500 Giorni Insieme

Giulio Pulvirenti
Pubblicato il 19 ottobre 2018

Pezzo incredibilmente bello dei The Smiths, è una preghiera straziante che inneggia l’amore. Stiamo parlando degli Smiths: alcuni tra i massimi esponenti dell’alternative rock britannico, autori di 16 album pieni di capolavori, capaci di riuscire ad entrare in contatto con i sentimenti più intimi e viscerali dell’ascoltatore.

“So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time”

Non è un caso che questa canzone faccia parte della colonna sonora di uno dei film più struggenti del cinema moderno: 500 Giorni Insieme.

Commedia e rompicapo sul non amore, 500 giorni insieme è un film del 2009 del regista Marc Webb, che vede come protagonisti una meravigliosa Zooey Deschanel e il bello e bravo Joseph Gordon-Levitt. La pellicola racconta la storia di una coppia che nasce, cresce e muore in un tempo definito di 500 giorni.

A livello registico è molto ben fatto e la scomposizione della trama è studiata al punto da non risultare pesante. Sicuramente la storia non è leggera: abbiamo da un lato il ragazzo con gli ideali romantici della vecchia scuola, contro la concezione d’amore moderno. Marc Webb non si schiera totalmente e pur avvicinandosi di più al personaggio di Levitt, cerca di essere comunque un narratore imparziale.

Difficile invece l’imparzialità da parte di chi guarda. È un film che non può essere visto con leggerezza. Sembra un prodotto studiato a tavolino dalle aziende di fazzoletti. Si piange tanto. Oltre a mettere i riflettori sui sentimenti maschili, visti più come passivi rispetto al personaggio femminile, il film tratta di un amore non corrisposto. Banale per carità, ma rappresentato in modo originale. È un tema che fin dall’alba dei tempi ha terrorizzato ogni generazione, perché quando si parla di cuore non c’è età o sesso che tengano: siamo tutti vittime.

Il finale del buon Webb però ci lascia qualcosa di magnifico: la speranza. Speranza che diventa certezza applicata alla vita, anche quando non sembra così. Perché anche se sappiamo che dopo il sole, ci sarà la luna e poi nuovamente il sole e ancora la luna, noi restiamo appesi a volontà che certe volte non sono realizzabili.

Qui, nel massimo della disperazione, nell’intimità della nostra solitudine, arrivano gli Smiths ad accompagnare una preghiera macchiata di lacrime che si rivolge a un dio che non è altro che il proprio io.


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