Humble Review: Binary Domain

Marco Orazio Re

Humble Review

Humble Review: Binary Domain

Marco Orazio Re
Pubblicato il 30 settembre 2018

Fino al 2 Ottobre Humble bundle ci propone “One Special Day”, un bundle il cui ricavato sarà devoluto al progetto “Special Effect, the gamers charity”, il cui scopo è quello di aiutare i videogiocatori diversamente abili.

Questa volta i titoli messi a disposizione per le persone che non vogliono spingersi oltre gli 90 centesimi sono 4: Streets of rage, Crazy Taxi, Binary Domain e Olli Olli 2. Scegliere non è stato semplice, soprattutto perché una corsa su Crazy Taxi è difficile da rifiutare. Ad ogni modo, alla fine Binary Domain ha avuto la meglio su tutti.

PEW PEW PEW PEW… PEW PEW PEW… PEW PEW PEW PEW! Ecco, forse questo è il miglior modo di riassumere un titolo nel quale non ci sarà un secondo in cui non staremo sparando. Sviluppato dal team giapponese già produttore di Yakuza, Binary domain è uno sparatutto in terza persona con ripari in pieno stile Gears of War, che vi farà addentrare in una storia mashup che unisce le questioni filosofiche di Blade Runner e Io Robot, le ambientazioni di Ghost in the Shell all’azione di Terminator.

In un mondo distrutto da una moltitudine di disastri ambientali, gli umani hanno lasciato la maggior parte dei lavori in mano ai robot. Affinchè la produzione di questi ultimi però non fosse incontrollata, i maggiori capi di stato del mondo si incontrato per formulare nel 2040 la nuova convenzione di Ginevra, un accordo la cui clausola 21 vieta la produzione di robot umanoidi.

Come potete facilmente immaginare qualcuno violerà questa clausola e a farlo è l’Amada corporation, azienda giapponese che in passato, a seguito di diverse cause perse contro la Bergen Advanced Robotics, perde tutti i brevetti e così molta della produzione mondiale di robot. Gli androidi creati dall’Amada, chiamati “figli del nulla”, oltre che essere esteticamente identici agli esseri umani, non sanno di essere dei robot e sono capaci di provare vere e proprie emozioni.

Noi vestiremo i panni Dan Marshall, un americano chiamato a far parte di una forza speciale denominata Rust Crew, il cui compito sarà quello di scoprire se è davvero l’Amada a produrre i figli del nulla.

Il gioco mostra un gameplay già conosciuto ma che per la sua “età” mostra delle intuizioni meritevoli di parecchia attenzione. Durante le varie missioni dovremo scegliere quale membro della Rust Crew dovrà affiancarci. Ognuno ha delle caratteristiche diverse, così ci troveremo nella posizione di preferirne alcuni rispetto ad altri a seconda del contesto.

L’intuizione arriva nel momento in cui dovremmo impartire degli ordini ai nostri commilitoni: avremo modo di utilizzare periferiche quali mouse e tastiera, ma quel che stupisce è la presenza dei comandi vocali; avete capito bene, dopo aver effettuato alcuni test per calibrare il microfono e il riconoscimento della nostra voce potremo comunicare coi nostri compagni rispondendo attraverso la voce. Un esperienza singolare che se non mi avesse fatto ripetere 10 volte lo stessa parola, avrebbe reso il tutto molto coinvolgente.

Tutte le risposte che daremo e che non daremo andranno a influenzare in qualche modo i rapporti con la squadra, rendendo i nostri compagni più o meno restii a curarci quando necessario. Una componente GDR interessante, ma che alla fine non assume lo spessore necessario affinché possa cambiare la qualità di una sessione di gioco.

Nota assolutamente positiva per gli scontri a fuoco, che se in qualche modo possono sembrare spesso ripetitivi, risultano sempre piacevoli a causa del motore fisico del gioco. In base alla parte del robot colpita, questo comincerà a strisciare, zoppicare, non non essere in grado di sparare e qualora dovessimo eseguire un colpo alla testa, perdere il sistema di riconoscimento e cominciare a sparare ai suoi compagni.

Risulterà familiare a chi a visto in passato Crossfire la meccanica con la quale si ha accesso ai potenziamenti e agli oggetti consumabili: per ogni nemico abbattuto riceveremo dei punti da spendere presso delle piccole stazioni simili a bancomat che troveremo disseminate lungo i vari livelli.

Binary Domain è un gioco schizzofrenico, che alterna momenti di seria filosofia a momenti di stupidità forzata che ci mostrano l’America e le narrazioni occidentali in maniera assolutamente stereotipata. Non bisogna dimenticare però una cosa: il team di sviluppo è giapponese. Nel momento in cui ci si ricorda questo, lo si comincia ad apprezzare, tutto è una costante frecciatina ai modi di fare americani, dall’inizio alla fine del gioco.

Noi comunque non dobbiamo far altro che sparare, sempre; non dobbiamo fermarci un attimo, perché non ne abbiamo il tempo. Spareremo per circa 9 ore e se non ci saremo stancati prima arriveremo a goderci un finale che di per se vale l’intero Humble Bundle. Negli ultimi 20 minuti credo di aver contato 7 plot twist, tante sorprese una dopo l’altra che mi portano a consigliarvi questo bundle a soli 0,89 cents.


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