Highway to Hell, storia di un’icona della musica

Simone Dei Pieri

Music

Highway to Hell, storia di un’icona della musica

Pubblicato il 10 gennaio 2019

Sebbene bistrattata da molti, Highway to Hell è certamente una delle icone della musica mondiale: un’esplosione di adrenalina capace di risvegliare anche i più pantofolai.

Prodotto di punta degli AC/DC, nota band australiana e pietra miliare della storia del rock, Highway to Hell ha saputo farsi strada nei cuori dei fan (e non) anche attraversando momenti che non sbaglieremmo a definire ‘particolari’.

Tra i fan degli AC/DC non si può fare a meno di annoverare Richard Ramirez, un famigerato serial killer. Nei suoi sei mesi di attività Richard Ramirez provocò più di 14 morti. Una di queste fu addirittura contraddistinta dalla presenza, sulla scena del crimine, di un cappellino della hard rock band australiana.

Il pezzo darà il nome all’album omonimo, anch’esso non esente da curiosi dettagli. Lo stesso seguì uno schema di produzione e pubblicazione abbastanza particolare.

Nello specifico, il disco della band australiana fu il primo ad essere uguale sia nella versione australiana che nella versione mondiale. Tutti gli altri album prima comprendevano delle differenze di tracce, o semplicemente un ordine differente.

Altro fatto curioso (scelta commerciale probabilmente) riguarda il fatto che l’album fu pubblicato prima nella sua versione mondiale, il 27 luglio del 1979, poi in quella australiana, nel novembre dello stesso anno.

La title track deriva da un’intervista rivolta ad Angus Young, frontman della band, che rispose “It’s a fuckin’ highway to hell” (è una dannata autostrada per l’inferno!) per definire la vita da palcoscenico.

Il brano è al 248° delle migliori 500 canzoni di sempre secondo il Rolling Stone, ed è stato oggetto di cover –tra le altre– da parte di Sam Kinison, Green Day e Marilyn Manson.

Anche i 2Cellos, un famoso duo di violoncellisti, ne ha fatto una cover.


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