Golden Gate Bridge, il ponte dei suicidi

Marta Pulvirenti

Oggi come ieri

Golden Gate Bridge, il ponte dei suicidi

Golden Gate Bridge, il ponte dei suicidi
Pubblicato il 28 maggio 2019

Era il 28 maggio 1937 quando il presidente Roosvelt, da Washington, premendo un pulsante, inaugurava il Golden Gate Bridge, dando il via ufficiale al traffico dei veicoli attraverso il ponte.

Si tratta di un ponte sospeso a circa 67 metri dal Golden Gate e che collega San Francisco con la Contea di Marin. Lungo complessivamente 2,71 km, nel tempo è diventato il simbolo della città di San Francisco ma anche luogo in cui si verificano numerosi suicidi.

Basti pensare che tra il 1995 e il 2003 avvennero ben 1300 suicidi con una media di un suicidio ogni due settimane. Molte furono le proposte avanzate per contenere il fenomeno dei suicidi come quella di installare delle specifiche barriere di contenimento che però vennnero respinte poiché giudicate esteticamente brutte, costose e avrebbero avuto soltanto l’effetto di far cambiare metodo e luogo al suicida. Inoltre il ponte di San Francisco fu scelto come scenografia di molti film famosi che confermarono la sua fama di “ ponte dei suicidi”. Ricordiamo ad esempio ” The Bridge – il ponte dei suicidi”,  il film documentario diretto da Eric Steel incentrato proprio sul tema dei suicidi dal Golden Gate Bridge oppure “The Joy of Life”– di Jenni Olsen –  che racconta la storia di un suicidio dal Golden Bridge o, ancora,  il film “Un maggiolino tutto matto” in cui il maggiolino animato Herbie tenta di suicidarsi provando a guidare sopra le barriere.

Ricordiamo che fu proprio la mente brillante dell’ingegnere Joseph Strauss a dar vita ad un ponte che rendesse più sicura e veloce la traversata tra la Contea di Marin e San Francisco, fino ad allora effettuata con i traghetti.

Nel corso dei lavori di costruzione del Golden Gate Bridge morirono circa 11 operai, un numero sicuramente inferiore rispetto a quello atteso per un simile progetto. Ciò fu reso possibile grazie alla predisposizione di una particolare rete di protezione tesa nella parte inferiore del ponte che riuscì a contenere il numero dei morti per caduta ma anche a salvare ben 19 persone. I sopravvissuti grazie alla rete di protezione divennero membri di un club denominato “ Halfway to hell club ”, ovvero “ Il Club a metà strada per l’inferno”.


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