Fantasy Island: perché l’horror-fantasy con Lucy Hale è stato un fiasco- RECENSIONE

Francesco Lattanzio

Cinema

Fantasy Island: perché l’horror-fantasy con Lucy Hale è stato un fiasco- RECENSIONE

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 3 maggio 2020

Fantasy Island è l’adattamento in chiave horror di una celeberrima serie televisiva del 1977, intitolata proprio Fantasylandia. Il film si propone di tenere a mente quanto la serie televisiva offre, per poi ramificare l’intera struttura della trama e tingerla di orrore. Tuttavia, il risultato è assai deludente: scopriamo perché.

La storia tratta di 5 ragazzi invitati a trascorrere un weekend all’interno di questa paradisiaca isola. Il proprietario e gestore, Mr. Roarke, spiega ai ragazzi che presto verrà esaudita una sola fantasia, la quale si evolverà fino alla sua conclusione. Per i protagonisti si rivelerà essere la discesa verso un incubo, apparentemente, senza fine.

I protagonisti sono composti da un cast abbastanza conosciuto, con volti familiari, anche già incontrati in film horror di simil livello (pensiamo a Lucy Hale con Obbligo o verità). Non sempre, tuttavia, gli attori riescono a far emergere la psicologia dei personaggi, soprattutto a causa di una scrittura lacunosa. La sceneggiatura, infatti, ha parecchie pecche, specialmente nel momento in cui si arriva a tirare le fila dopo 1 ora e 40 minuti di film. Il risultato è quello di rimanere con l’amaro in bocca, seguendo una pellicola che ci ha condotto in giro per l’isola, mostrandoci la bellezza del luogo ed i suoi colori, ma nulla di più a livello di trama.

I personaggi non sono trattati adeguatamente: alcuni sono accantonati, altri eccessivamente trattati e, altri ancora, sono di troppo per lo scorrimento e lo sviluppo della narrazione. Alla fine ci si trova dinanzi ad una trama semplice e, a tratti, molto intuibile che culmina in un finale a sorpresa in cui tutti i pezzi si ricompongono apparentemente ma che, proprio perché la trama di base si dimostra debole, lascia lo spettatore con l’amaro in bocca.

Attenti a ciò che desiderate!

La morale del film è “attenzione a ciò che desiderate”: una morale già vista e rivista nei film, affrontata sotto molti punti di vista, ragion per cui Fantasy Island non aggiunge nulla di innovativo al nostro repertorio cinematografico.
Il film si concentra nel mescolare quello che è il genere fantasy con il genere horror, anche se non sfocerà mai davvero in un film horror completo, ma tale elemento resterà sempre in superficie, il giusto necessario per mantenere vivo quel velo di mistero.

Seppur si cerca di costruire un’atmosfera carica di tensione per favorire jumpscares e far sentire lo spettatore a disagio, la regia non riesce nel suo intento, vanificando con le sue mani ogni possibile occasione per cogliere di sorpresa il pubblico.

L’elemento del “desiderio” è la chiave del film e viene costruita solo per un solo personaggio, che si troverà incastrato fra rimorso e rimpianto, e che cercherà di sfruttare il desiderio a disposizione per alleviare tale peso. Seguiremo il suo percorso psicologico, fino ad arrivare ad un finale che vanifica quasi completamente i risultati raggiunti dallo stesso.
Ogni personaggio cambierà dopo il soggiorno sull’isola, come si può dedurre, ma il cambiamento non viene sempre evidenziato poiché, come specificato, la psicologia di quasi tutti i personaggi fatica ad emergere e a collegarsi con quel che è la trama completa del film.

Fantasy Island è stato stroncato dalla critica: su Rotten Tomatoes registra solamente l’8% delle recensioni professionali positive, mentre a livello di incassi ha guadagnato poco più di 47 milioni di dollari nel mondo. Soprattutto in Italia, il film è stato molto osteggiato dagli eventi: da inizio febbraio, infatti, i cinema nel settentrione sono stati chiusi a causa dell’emergenza Covid-19 e, poco più tardi, anche i cinema dell’intera Italia hanno seguito le direttive del decreto, lasciando il film in balia di sé stesso, senza il pubblico.


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