Family Link: l’app che ci porta in un futuro alla Black Mirror

Sara Obici

Family Link: l’app che ci porta in un futuro alla Black Mirror

Family Link: l’app che ci porta in un futuro alla Black Mirror
Sara Obici
Pubblicato il 8 novembre 2019

Family Link, ovvero l’app di Google che rappresenta la morte del rapporto genitori-figli. Non la conoscete ancora? Ve ne parliamo noi.

È un’applicazione rilasciata da Google nel mese di maggio del 2018; strumento sicuramente nato con le migliori intenzioni – “garantire la sicurezza online dei ragazzi”, quale mostro senza cuore direbbe “no sai, non la voglio” – ma che nella pratica porta a conseguenze deleterie. E no, non è una nostra opinione, basta leggere gli effetti oppressivi che causa sulle vite dei ragazzi a cui è stata installata:

Ma facciamo un attimo un passo indietro, nel concreto, cosa permette di fare quest’app? Come funziona?

Family Link consente ai genitori di controllare la vita “online” – e non solo – dei propri figli: basta installare le due diverse istanze dell’app nei rispettivi smartphone, una in quella dei genitori e una in quella dei ragazzi – nel regolamento viene espressamente specificata un’età inferiore ai 13 anni, ma nei commenti si legge delle esperienze di ragazzi anche molto più grandi. Nessuno dei geni di Google ha riflettuto, prima di rilasciare quest’app, che non si sarebbe potuto effettuare un controllo serio sull’età dei soggetti controllati? Chi vieta ad esempio che non possa usarla un marito per controllare la moglie, o viceversa? Complimenti per il senso pratico. Ma andiamo avanti.

Il genitore può, grazie a questo strumento, controllare in tutto e per tutto il telefono del proprio figlio: bloccarne il funzionamento dopo un certo orario, visualizzarne tutte le ricerche online e le app installate, addirittura monitorarne gli spostamenti tramite il GPS.

Tutto questo in nome della sua fantomatica “sicurezza”. Ma c’era davvero bisogno di un’app ai limiti dello stalking per assicurarsi che noi ragazzi non prendiamo una cattiva strada, online e non?

Non basterebbe chiedere? Parlare? Interessarsi?

In un periodo storico nel quale voi genitori vi lamentate tanto che “non si comunica più” che “stiamo sempre con gli occhi sullo schermo del telefono”, la vostra risposta è mettervi anche voi a controllare compulsivamente il vostro telefono? Molto maturo, davvero.

Ma forse è la soluzione più semplice, perchè parlare davvero, instaurare dei rapporti sani genitori-figli è diventato sempre più complicato. E si, magari avrete anche ragione, il tempo in cui è possibile vedersi è diminuito, magari siamo anche noi poco propensi in certi momenti, ma non è un alibi per creare strumenti repressivi.

Nelle famiglie sane il tempo lo si trova, lo si crea se necessario – come si è sempre fatto anche in passato. Si nota in maniera diretta se il proprio figlio sta passando troppo tempo al telefono, glielo si dice, glielo si spiega. Non gli si presenta la “schermata disagiante”: “sono le 21, è ora di andare a nanna”. Questo è solo un modo per prenderci per fessi, e ce ne accorgiamo.

“Prima avevo paura, e non volevo regalare a mia figlia il cellulare. Ma una volta scoperto che esiste quest’app gliel’ho comprato, così so tutto quello che fa e mi sento più tranquillo, almeno fino a quando non avrà 18 anni :(“

Queste sono le testuali parole di un papà in uno dei tanti commenti sull’app Family Link “lato genitori”. Ed è molto triste notare come persone sulla carta adulte e sensate possano cadere in errori simili, in ragionamenti di questo tipo.

Il voler bene alla propria figlia non si discute, ma non va scambiato con il diritto di poterla controllare in tutto e per tutto “fino a quando ha 18 anni”, perchè questo tipo di rapporto genera semplicemente mancanza di fiducia, e una disparità di ruoli che non fa altro che innervosire, intimidire ed allontanare. Certo, fino a quando fa 18; poi, caro papà, puoi star certo che farà comunque tutto ciò che vorrà, ma con la differenza che non ti metterà a parte di nulla, e non vorrà condividere nulla con te, a causa del rapporto che tu stesso hai voluto creare.

Quindi prima di rilasciare un’app che, nella pratica, si mette al servizio di dinamiche di questo tipo, bisognerebbe pensarci davvero due volte. Perchè lo sappiamo tutti, la via per il disastro è lastricata delle buone intenzioni. Ed è davvero un attimo ritrovarsi dentro Black Mirror.


SARA-OBICI-INGEGNERE-INFORMATICO-LINKEDIN-SCRITTRICE-COPYWRITERLaureata in Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Catania, tendo facilmente ad appassionarmi ai progetti che ritengo validi ed in linea con i miei principi. È con questo spirito che mi sono lanciata anche nel mondo della scrittura e della comunicazione online. Intellettualmente onesta, spietatamente pungente, irrimediabilmente controcorrente rispetto alla maggioranza. Questa, in poche parole, sono io. E, come me, anche i miei articoli parlano chiaro. Leggere per credere.


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