Fabrizio De Andrè: l’amico fragile di ognuno di noi

Antonio Catara

Music

Fabrizio De Andrè: l’amico fragile di ognuno di noi

Fabrizio De Andrè: l’amico fragile di ognuno di noi
Pubblicato il 11 gennaio 2019

Chi era, chi è, ma soprattutto, cosa rappresenta Fabrizio De Andrè? Oramai sono passati vent’anni dalla sua dipartita, eppure il cantautore genovese continua, ancora oggi, ad essere considerato un simbolo della musica, ma anche della poesia italiana. Sono davvero moltissime le citazioni, i tributi e le opere a lui dedicate sul web e in TV, dalla semplice ammirazione per il personaggio alle interpretazioni politico-sociali dei suoi testi.

L’eredità lasciata da Fabrizio De Andrè è a dir poco vastissima. Non si tratta soltanto di canzoni o di poesie, ma di veri e propri specchi dove chiunque può riflettere la propria immagine. E sottolineamo: CHIUNQUE.

Sì, perchè Fabrizio De Andrè appartiene a tutti e non appartiene a nessuno. Dalla parte degli ultimi, degli sfruttati, dei repressi, ma di fatto cresciuto e vissuto in una società medio-alta che il Faber nazionale non ha mai rinnegato, è forse l’unico artista talmente poliedrico da poter essere considerato un patrimonio di inestimabile valore unico nel suo genere.

Oggi i versi dei suoi capolavori accompagnano spesso manifestazioni di stampo politico: i gruppi giovanili di sinistra, ma anche il ministro dell’interno Matteo Salvini hanno più volte espresso la propria ammirazione verso Fabrizio De Andrè. Eppure, non so perché, c’è un non so che di sbagliato in tutto questo. Come già detto in precedenza, il valore di questo artista è talmente grande che ‘ghettizzarlo’, riducendone i versi a slogan politici è un insulto all’arte di Faber e a quello che è il principio fondamentale che per tutta la vita ha cercato di trasmettere: la libertà.

Di fatto, anche divinizzarne la figura sarebbe sbagliato. Fabrizio De Andrè non è affatto lontano da noi, anzi, è ciò che di più vicino a noi possa esistere. È un bene da non dilapidare, è un amico, un amico fragile, pronto a lasciarsi ascoltare da ognuno di noi in ogni nostro momento di difficoltà e di sconforto. Faber è Faber, punto. Altri aggettivi sarebbero solamente superflui.


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