Emergenza Amazzonia: spettatori di un mondo che ci è sfuggito di mano

Sofia Caramitti

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Emergenza Amazzonia: spettatori di un mondo che ci è sfuggito di mano

Emergenza Amazzonia: spettatori di un mondo che ci è sfuggito di mano
Sofia Caramitti
Pubblicato il 23 agosto 2019

Sono le 15:15 del 19 agosto.

Il cielo di São Paulo è plumbeo, in pieno giorno.

Come quella nube che copre il sole, il tema del disastro ambientale se ne sta così, sospeso nell’aria. Preoccupazione di nessuno sulla bocca di tutti.

Brucia il polmone del mondo. Brucia la Foresta Amazzonica.

Non soddisfatta porta con se le fiamme della Siberia, i mari dell’Antartide e quel che ne resta delle rispettive faune.

Due voci intervengono sulla catastrofe, sono entrambi cittadini brasiliani ma la voce di uno ha più risonanza dell’altra.

La prima ha un nome: Jair Bolsonaro, Presidente della Repubblica federale di Brasile.

«Mi chiamavano Capitan Motosega (in riferimento al disboscamento intensivo degli ultimi anni) adesso sono diventato il Nerone dell’Amazzonia» afferma il leader conservatore con aspro sarcasmo.

La seconda è una donna, un’indigena frettolosamente ripresa con uno smartphone in una manciata di secondi. La donna non ha nome, la voce rotta dalla disperazione del suo appello è l’unico segno distintivo:

Notorietà e anonimato. Sarcasmo e disperazione. Due volti della stessa catastrofe.

”Mors tua vita mea”

La ricerca del colpevole diventa uno scarica barile senza fine.

«È una crisi internazionale. Il presidente in carica deve prendere provvedimenti al più presto» arriva così, dall’alto del suo esemplare comportamento in materia ambientalista, la lungimirante la risposta dall’Europa che interviene in modo incisivo lanciando l’hashtag #PrayForAmazon. 

«È colpa delle ONG che appiccano roghi per rivendicare il taglio dei finanziamenti!» punta il dito Bolsonaro e prosegue facendo notare come gli appelli dell’Europa stiano strumentalizzando una questione brasiliana per pura propaganda politica «L’Amazzonia appartiene al Brasile, è una questione interna al nostro Paese» conclude il Presidente.

Le vittime diventano i carnefici e i carnefici si redimono in calcio d’angolo.

L’aria che respiro dipende da un uomo e chi lo critica, dal suo canto, lo fa per pianificare le prossime tornate elettorali.

Quando tutto è il contrario di tutto l’unica certezza è l’abitudine. La malsana abitudine al brutto per noi che, impotenti, siamo spettatori di un mondo che ci è sfuggito di mano.

 

 


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