Doctor Sleep: dal romanzo di Stephen King al film di Mike Flanagan- RECENSIONE

Francesco Lattanzio

Cinema

Doctor Sleep: dal romanzo di Stephen King al film di Mike Flanagan- RECENSIONE

Francesco Lattanzio
Pubblicato il 3 novembre 2019

Sequel del celeberrimo Shining, Doctor Sleep vede come protagonista il nostro Danny Torrence (Ewan McGregor) alle prese con la sua vita adulta e con i suoi poteri, ormai maturati.

Nel corso della storia, Dan dovrà aiutare una giovane ragazza, Abra, a controllare i suoi poteri e a difendersi da una setta, il Vero Nodo, che si nutre dello shining.

Il film è molto ben costruito, soprattutto tiene conto del romanzo del 2013 e del film del 1980. La prima parte è molto dialogica e introduttiva (proprio come nel libro di Stephen King), e la seconda parte è molto più “pratica”, cioè tendente all’azione.

Il fatto, come dicevo, che Doctor Sleep tenga conto di Shining del 1980, non è una cosa affatto scontata: come credo ormai saprete, Stanley Kubrick cambiò radicalmente la trama del film rispetto al romanzo, stravolgendolo del tutto, soprattutto nel finale. Ora, il successivo romanzo di Stephen King, tiene conto di quel finale e lo usa come fondamenta per la trama. A questo punto, ci domandiamo, cosa ha fatto il regista del film?

Mike Flanagan, il regista, si è trovato dunque con un grandissimo debito, da una parte con il romanzo originale del 1977 e con il successivo sequel del 2013, e dall’altra con il celeberrimo film di Kubrick del 1980, ormai cult indiscusso del genere horror.

La prima parte del film, segue le direttive e le istruzioni precise e dettagliate del romanzo “Doctor Sleep”, ma l’operazione geniale della regia si ritrova soprattutto nel finale, che riesce a colmare quello iato che si è formato, ad opera di Kubrick, tra i romanzi e i film.

La pellicola è ricchissima di citazioni tratte dalle altre opere di Stephen King, ma soprattutto dall’iconico capolavoro di Kubrick. I luoghi, gli abiti, le battute, i movimenti, la colonna sonora sono tutti elementi entrati nella cultura di massa e, quasi, idolatrati in questo sequel.

Meravigliosa la tecnica stilistica e l’estetica rifacentesi a Kubrick, soprattutto nelle inquadrature e nell’atmosfera che si respira durante il film.

Non ci troviamo davanti ad un film propriamente horror, come lo era a suo modo Shining: in questo caso, ci troviamo davanti più ad un thriller, che ad un horror in sé e per sé. Quindi, se cercate jumpscare, sangue e terrore, allora questo non è il film che fa per la vostra serata al cinema.

È un film a suo modo impegnato, soprattutto a trattare la complicatissima trama intrecciata nata dalla mente di Stephen King.

Piccola speculazione: in una scena in particolare, sembrerebbe far capolino un attore, ormai non più attore, che ha giocato un ruolo importantissimo nel primo film: sto parlando di Danny Lloyd, l’attore originale che nel 1980 interpretò Danny Torrence. Come detto, è solo una mera speculazione, ma sono abbastanza sicuro di aver riconosciuto il suo viso.

Per gli affezionatissimi lettori del romanzo, ovviamente il film decurta, per motivi di tempo, determinate situazioni e determinati personaggi: tutto sommato, il risultato è molto buono, soprattutto Flanagan sfrutta il tempo che ha in maniera ponderata e decisa, accontentando sia i cinefili che i fan di Stephen King.

Se il romanzo, a mio parere, potrebbe essere considerato quasi come un sequel spirituale di Shining, il film è invece un sequel a tutti gli effetti.

Decisamente un’ottima performance, per un film tratto da un libro di King, che non si vedeva da tempo.


Copyright © anno 2018 - SudLife
Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa