Detroit: Becoming Human, riscopriamoci umani

Sara Obici

Nerdlife

Detroit: Becoming Human, riscopriamoci umani

Detroit: Becoming Human, riscopriamoci umani
Sara Obici
Pubblicato il 9 marzo 2019

Detroit: Becoming Human è un titolo della Quantic Dream che non ha assolutamente nulla da invidiare a videogiochi che “sulla carta” sarebbero più blasonati. Uscito il 25 maggio 2018 in esclusiva per Play Station 4, si colloca nel genere Interactive storytelling e Avventura dinamica; e per intenderci è molto simile, almeno come dinamiche ‘in game’, a titoli come Beyond: Two Souls ed Heavy Rain, sviluppati sempre dalla stessa Quantic Dream.

L’ambientazione e il mondo di gioco

L’ultima fatica della casa videoludica francese, fondata dal carismatico CEO David Cage, è un affresco magnifico e al tempo stesso terribile del futuro. Ambientato nel 2038 a Detroit, il mondo di gioco vede il pullulare degli androidi. Sono ovunque, fanno i camerieri personali, i galoppini, gli operai e chi più ne ha più ne metta. La dinamica tra i robot e gli umani è molto simile a quella presentata dal telefilm “Westworld”, ed è vecchia quanto il mondo.

Consiste difatti in una totale sottomissione della macchine ai robot, legittimata dal fatto che si pensa che gli androidi siano semplicemente degli oggetti, incapaci di provare sentimenti e unicamente progettati per eseguire i comandi. E tutto questo è vero, almeno all’inizio. Poi qualcosa inizia a cambiare, gli androidi sono in grado di evolversi e diventare “devianti”, cioè entità in grado di pensare autonomamente e provare sentimenti.

Come un virus questa “devianza” inizia a diffondersi tra i robot della città, con conseguenze disastrose per gli umani. È proprio in questo contesto che ci troveremo ad iniziare la storia di questo splendido videogioco, che avrà la capacità di metterci alla prova e farci riflettere con degli interrogativi per nulla scontati.

La trama e i Personaggi

Nel corso del gioco interpreteremo i panni di tre diversi androidi, starà a noi decidere il destino di Connor, Kara e Markus. Connor è un robot nuovo di zecca, l’ultimo modello creato dalla otentissima azienda CyberLife, ed ha lo scopo di investigare sui casi più “scottanti” che coinvolgono umani e devianti.  Quindi viene quasi considerato quasi un traditore dagli altri suoi simili che hanno acquisito consapevolezza, ma non è detto che le cose debbano per forza rimanere in questo modo…

Kara è un robot di compagnia, affidato ad una famiglia abbastanza “disfunzionale”. Si occupa di preparare da mangiare, di rassettare e di accudire Alice, la piccola di casa. Todd è invece l’uomo di casa, un tassista che ha perso il lavoro a seguito dell’avanzata degli androidi, ed è diventato di conseguenza depresso e tossicodipendente. La moglie lo ha lasciato, e tutta la sua sofferenza sfocia in un comportamento violento nei confronti del mondo intero, e quindi anche di Alice.

A questo punto saremo di fronte ad una delle scene più toccanti del gioco, e nei panni di Kara ci troveremo a combattere i vincoli di programmazione pur di tutelare la vita della piccola. Questa sequenza di eventi, inclusa anche in un primissimo trailer rilasciato alla Paris Games Week, ha suscitato diverse polemiche da parte di alcuni attivisti inglesi. La quantic dream è stata tacciata addirittura di promuovere violenza su minori, ma fortunamente queste sterili polemiche non hanno avuto alcun seguito legale, e hanno soltanto dimostrato come un certa mentalità bigotta vada proprio contro quello che si cerca disperatamente di denunciare a beneficio di tutti.

Markus avrà inizialmente un percorso simile a quello di Kara, anche se poi la sua evoluzione sarà tutta volta ad una dimensione globale più che personale. Tramite la sua storyline avremo la possibilità di analizzare la questione “devianti” sotto una luce più politica che emozionale, e avremo modo di ragionare su tematiche di discriminazione, segregazione e ingiustizia che purtroppo sono attualissime ai giorni nostri.

Nel corso del gioco avremo modo di venire a contatto con realtà toccanti e delicate, come emancipazione di determinati soggetti sociali, odio di classe e addirittura la terribile esperienza degli androidi nei campi di concetramento. Le emozioni che è in grado di suscitare questo titolo sono davvero impagabili, e andrebbe sicuramente giocato da qualsiasi “videogiocatore” che ha l’ardire di definirsi tale.


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