Days Gone, “darsi verso” in un mondo perduto

Sara Obici

Humble Review

Days Gone, “darsi verso” in un mondo perduto

Sara Obici
Pubblicato il 31 maggio 2019

Days Gone è la cronaca di una tragedia annunciata, ma che non possiamo fare a meno di guardare. Forse perchè parla di noi, proprio di ognuno noi. La Trama di questo videogame targato SIE Bend Studio non è particolarmente originale o “bella in senso stretto”, ma è estremamente realistica, e soprattutto raccontata nel modo giusto. Vediamo di capire perchè.

Storia

Viene evocata fin dall’inizio, a partire dal titolo stesso, una sorta di nostalgia verso un passato ormai lontano e quasi idealizzato, che non può più tornare. Ma “Giorni Perduti” trasmette anche una sorta di ansia e di terrore nei confronti di un evento ineluttabile – si, questo termine adesso è tornato di moda – del quale in un certo senso si è tutti responsabili.

Ma per quanto ci si possa pentire o disperare, il passato non cambia. E bisogna comunque “darsi verso”, prima o poi. C’è chi lo fa in modo idealista, ingegnuo e destinato al fallimento come Iron Mike; chi in maniera pratica, violenta e sbagliata come Tucker; e chi sfrutta tutto per trovare semplicemente fondamento alle proprie teorie supponenti e complottistiche come Mark Copland.

Ogni personaggio sopravvive come può. Ognuno fa schifo ed è al tempo stesso un eroe, ma a modo suo. È questo il bello di Days Gone, che è estramente bello e tragico, proprio come la realtà. Anche noi stiamo andando incontro ad un disastro – ideologico, sociale, ecologico – a braccia aperte e con un sorriso beffardo sulla bocca. E ne piangeremo le conseguenze. E allora si che avremo nostalgia dei “giorni perduti”.

Mondo di Gioco e Gameplay

DAYS-GONE-IN-GAME-SCREENSHOT-SUDLIFEDays Gone sembra quasi un gioco degli anni ’90. È, passatemi la definizione, “grezzo ma bello”. Non bada tanto alla forma, ma alla vera sostanza. Ci sono quasi sempre gli stessi modelli del viso per i NPC – fatta eccezione per i personaggi principali; e sono presenti anche diversi bug ed errori. Ma sono quei difetti che non puoi fare a meno di amare. Sono coerenti e veri, e rendono l’esperienza di gioco ancora più realistica, perchè perfetta nella sua imperfezione.

La possibilità di seguire diversi approcci nei combattimenti -stealth o “casinista”- accontenta tutti i tipi di giocatori, e garantisce un’azione mai monotona e banale. L’estrema possibilità di personalizzazione della moto crea un’esperienza unica per ogni giocatore, che si sente quasi in connessione con il suo veicolo per tutta la durata dell’avventura.

La varietà di “cose da fare” e luoghi da esplorare è impressionante, e trasmette al tempo stesso un senso di estrema libertà, ma anche di totale “dipendenza” dalle attività necessarie per la propria sopravvivenza. Tra cui le interazioni con gli altri NPC. Perchè si, per quanto possiamo definirci “misantropi”, alla fine dei giochi siamo comunque tutti correlati, nel bene e nel male. E dovremo farci i conti.


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