Cosa si nasconde dietro la maschera?

Alessia Ballato

Cult

Cosa si nasconde dietro la maschera?

Cosa si nasconde dietro la maschera?
Pubblicato il 12 marzo 2019

Che si sia grandi o piccini, l’atmosfera del carnevale coinvolge tutti.
Sarà forse perché ci permette, almeno una volta l’anno, di svincolarci dagli schemi sociali e – indossando una maschera – prendere le parti di ciò che desidereremmo essere tutti i giorni?

La tradizione ci consente addirittura di essere irriverenti nei confronti del potere creando un vero e proprio rovesciamento dell’ordine, un “sottosopra” che in alcuni posti viene sentito più che in altri.

Uno di questi giocosi e fantastici luoghi è Acireale.
Qui prende vita uno tra i più famosi e antichi carnevali d’Italia, il quale vede accendersi la città insieme con i cuori dei cittadini.

Anche ora che il carnevale si è concluso, gli abitanti di Acireale custodiscono il ricordo di una città viva e del divertimento appena svanito.

Se qualcuno si chiede cosa ci sia dietro i meandri della maschera di carnevale, io risponderei: altra magia.

Quasi un incantesimo lieve che riposa sopito per tutto l’anno, aspettando di esplodere e sorprendere.

Gli acesi non riescono a privarsi della felicità portata dalla festa, ed è per questo che cercano di ricrearla a piccole dosi nell’intervallo di tempo tra un carnevale e l’altro.

Ma come?

Attraverso i preparativi attenti e sentiti, per fare in modo che tutta l’aspettativa riposta nell’evento venga soddisfatta “facendo il botto”, come dei fuochi d’artificio che, illuminando d’incanto i volti degli spettatori, ne rinnovano l’allegria.

Dentro (e dietro) i carri

La componente più importante e sfarzosa del carnevale è costituita dai carri, veri protagonisti della festività: mai sterili di significato, portano in giro per la città veri e propri messaggi meccanici, animati e colorati di umorismo. Carri che sfilano per le vie incontrando i cuori di tante persone, usando per mezzo la meraviglia e lo stupore che solo creazioni spettacolari possono destare.

I messaggi in questione sono frutto dell’elaborazione di chi, per il semplice piacere del divertimento, dedica le proprie ore, magari anche dopo il lavoro, allo sviluppo di queste strutture itineranti, eppure, se si chiede a chi spende il proprio tempo il perché abbiano deciso di adempiere questo dovere, la risposta unanime è: passione e tradizione.

Tra coloro che si dedicano a questo lavoro ci sono giovani e adulti, pertanto una ulteriore domanda sorge spontanea: è possibile che dei ragazzini decidano di prestarsi, a titolo gratuito, per la realizzazione di carri allegorici in nome della tradizione e per la propria città?

Per chi lavora nei cantieri dedicati al carnevale da molti anni non c’è nulla da stupirsi.
Il carnevale non è solo una festa, ma un sentimento di appartenenza comune che mette in campo l’amore per la propria terra,  che si manifesta tramite musica, coriandoli e grandi mascheroni di cartapesta.

I più anziani tramandano da tempo immemore storie piene di amore sul come anche loro, da bambini, abbiano deciso di fabbricare magia con le proprie mani. Ma questa magia di cui tanto si parla per loro non è tanto la realizzazione della maschera di cartapesta, ma quella che scaturisce dai volti dei bambini meravigliati e dei grandi che si abbandonano a una risata.

Il sentimento di fiero orgoglio non scaturisce unicamente dalla realizzazione puntigliosa e attenta dell’opera in sé, quanto nel vedere, a fine corsa, come le loro mani e il loro tempo siano stati in grado di regalare un sorriso e un’emozione a grandi e piccini.
Questi straordinari  “artigiani improvvisati” si pongono nei confronti delle loro creazioni come dei genitori che fanno nascere una creatura, in tanti infatti si descrivono come l’anima del carro.

Il mondo sottosopra della maschera di cartapesta

Sotto la falsa maschera del divertimento in cartapesta prendono forma da pensieri e preoccupazioni.
È il caso, ad esempio, del carro “Italia BOOM”  del cantiere Gapass, il quale rappresenta  la crisi della manodopera Italiana inscenandola tramite la raffigurazione di tanti operai che danzano su un piatto vuoto. Ritrovandosi comunque in un contesto di leggerezza, i creatori cercano di farsi coinvolgere dal clima spensierato, mettendo a punto un “Boom” scenico di un pagliaccio con un grande sorriso stampato sulle labbra.

Un sorriso da pagliaccio che ricorda molto, ai più attenti, quello inscenato da Leoncavallo che, nell’Aria più famosa della sua opera “i pagliacci” fa cantare queste parole:

“[…] Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
In una smorfia il singhiozzo il dolor, Ah!
Ridi, Pagliaccio,
Sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t’avvelena il cor!”

Il Carnevale, infatti, è anche un valido pretesto per invogliare le masse alla riflessione sui temi più importanti e prossimi alla quotidianità.

È il momento per dare voce ai malcontenti, il momento per porre l’accento sulle ingiustizie e, sotto un velo di ironia, riportarle all’attenzione di tutti.
Anche se poi ci si scherza su per non appesantire troppo il cuore, anche se poi carnevale finisce e tutto torna in polvere.
Anche se in questo breve periodo abbiamo concesso a noi stessi di urlare nel tentativo di essere ascoltati, ponendo come presupposto che, forse, è proprio questa la forza insita nella festa, essa svanisce, e non ci resta che scherzare.

Quindi sì, dai, scherziamoci su, a carnevale ogni scherzo vale!

Con la speranza che un giorno i carri di carnevale possano rappresentare argomenti felici e non tempi tristi su cui “ridere per non piangere”.


Copyright © anno 2018 - SudLife
Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa