Il corteo della discordia: antimafia, mafia e massoneria

Simone Dei Pieri

News&Politics

Il corteo della discordia: antimafia, mafia e massoneria

Il corteo della discordia: antimafia, mafia e massoneria
Pubblicato il 9 gennaio 2019

Con buona pace di Roberto Benigni/Johnny Stecchino, uno dei problemi di Catania è sicuramente la politica, oltre al traffico e magari un po’ di mafia qua e là.

Accade che, ad esempio, il 5 gennaio a Catania sia ormai da anni un giorno di memoria dedicato al giornalista Giuseppe ‘Pippo’ Fava, assassinato appunto dalla mafia. Accade anche che, nella stessa giornata del 2019 -come ogni anno dal 1984,  anno della sua uccisione- si svolga un corteo per commemorarlo.

Sennonché quest’anno l’attenzione mediatica si è spostata dal corteo ad un personaggio ‘secondario’ rispetto alla narrazione dello stesso, ossia Fabio Cantarella, assessore in quota leghista a Catania.

Questi segnala di essere stato contestato “ma anche insultato e minacciato” dalla folla, sottolineando come si sia “persa un’occasione per ricordare al meglio la memoria di Pippo Fava“.

Non si lascia attendere tuttavia la spiegazione del giornalista Riccardo Orioles de I Siciliani che racconta un’altra versione, in cui Cantarella sarebbe stato allontanato dal corteo poiché “confratello di gente losca” riferendosi al servizio andato in onda poche settimane fa su Report e dal quale si evincono collegamenti tra Cantarella e la Serenissima Gran Loggia Massonica del Sud, il cui ‘Gran Maestro’ era Corrado Labisi, arrestato nel luglio scorso.

La verità è una, ed è che tutta la città dovrebbe ripulirsi dalla mafia e dai mafiosi che la infestano ogni giorno, ricordandoci che mafioso è anche l’atteggiamento di chi approfitta dei propri poteri e delle proprie amicizie per ottenere vantaggi non dovuti.

A ribadire tale necessità è stato il deputato regionale Claudio Fava, figlio di Pippo, che ha annunciato di non voler più partecipare alla commemorazione del 5 gennaio. ” È arrivato il momento di liberarsi di quest’antimafia come carta d’identità, affinché la memoria di Pippo Fava sia collettiva“.


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