Congiura delle Polveri, Guy Fawkes e le idee a prova di proiettile

Sara Obici

Oggi come ieri

Congiura delle Polveri, Guy Fawkes e le idee a prova di proiettile

Congiura delle Polveri, Guy Fawkes e le idee a prova di proiettile
Sara Obici
Pubblicato il 5 novembre 2018

Oggi come ieri, ma nel 1605, il cospiratore inglese Guy Fawkes veniva scoperto dalla polizia in compagnia di 36 barili di polvere da sparo, pronto a far saltare il palazzo del Parlamento del suo paese, l’Inghilterra.

Questo sventato attentato è passato alla storia con il nome di “Congiura delle Polveri”, e da allora si è speculato e fantasticato parecchio su questo evento. Ma prima di parlare del celebre film a cui tutti state sicuramente pensando è il caso di dare un’occhiata ai fatti realmente accaduti.

Guy faceva parte di un gruppo di rivoltosi cattolici che si opponeva strenuamente alle politiche del re protestante Giacomo I. Il sovrano portava avanti già da molti anni delle manovre soppressive nei confronti delle frange cattoliche del proprio paese.

Il gruppo di rivoltosi di cui Guy faceva parte, detto anche “congiurati Gesuiti”, non poteva stare di certo a guardare e quindi aveva più volte tentato di opporsi al sovrano in maniera non violenta, senza però ottenere alcun risultato.

Quindi il capo Robert Catesby e gli altri membri più importanti del gruppo erano arrivati alla conclusione che l’unica via praticabile per far finire quelle violenze fosse la violenza stessa. Ma se per eliminare una guerra ci vuole una guerra, poi per eliminare la guerra che era “la cura” ci vuole un’altra guerra ancora? Tralasciando gli sproloqui sulla validità di questo ragionamento proseguiamo con i fatti.

L’attentato, programmato per il 5 novembre, aveva lo scopo di far saltare in aria la camera dei lord: eliminando in un istante il re e tutti gli uomini del governo.

Questo evento è diventato così famoso probabilmente per il suo significato simbolico e per la “spettacolarità” che avrebbe dovuto avere, almeno sulla carta.

Far saltare in aria Westminster non aveva il solo scopo pratico di eliminare qualsiasi nemico al suo interno, ma era l’abbattimento di un vero e proprio simbolo: il potere sarebbe stato distrutto, e quelli che erano sempre stati gli ultimi avrebbero finalmente riguadagnato la loro dignità.

Questo è il messaggio che è passato, e quindi non sorprende se nel corso della storia questo evento sia stato romanzato e diffuso in svariati modi. Dai numerosi libri, più o meno romanzati, al fumetto di Alan Moore: V for Vendetta, all’omonimo film del 2006 il passo è veramente breve.

Parlando del Film possiamo dire che la vera storia è stata modificata per rappresentare in maniera molto generale tutte le oppressioni che una dittatura potrebbe imporre al suo popolo: discriminazioni sulla base di orientamento sessuale, religioso e politico; limitazione della diffusione delle notizie, e chi più ne ha più ne metta.

Contro tutte queste ingiustizie serve un eroe, e chi meglio di una persona a cui hanno provato a togliere tutto, ma che appunto per questo è diventato invicincibile? E così V (“il Guy” del film) si fa paladino della giustizia e della libertà, e propone idee rivoluzionarie come:

I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli…

Le idee sono a prova di proiettile

Il palazzo è un simbolo, come lo è l’atto di distruggerlo, sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli, ma con un bel numero di persone alle spalle far saltare un palazzo può cambiare il mondo

In conclusione questo film, nonostante non sia accurato da un punto di vista storico rispetto alla congiura delle polveri che abbiamo appena approfondito, ha il merito di far capire una sola, grande verità:

Le ingiustizie possono essere estinte, basta avere la forza di opporvisi, resistendo nel rimanere ciò che realmente sì è, perché non esiste modo alcuno che una persona possa essere davvero corrotta o ricattata se non  vuole (emblematica in questo senso è la scena di Evey sotto la pioggia)

Un insegnamento potente, un’ideale veramente a prova di proiettile, che di questi tempi è difficile ritrovare.


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