Come le chiacchiere da bar diventano una questione internazionale

Sara Obici

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Come le chiacchiere da bar diventano una questione internazionale

Come le chiacchiere da bar diventano una questione internazionale
Sara Obici
Pubblicato il 13 febbraio 2020

Finire sotto scorta a 16 anni per aver fatto delle Stories. Questa è, più o meno, la storia di un’adolescente francese trascinata, appena qualche giorno fà, in una “questione internazionale”. Come è stato possibile? Perchè la sua storia è “emblematica” e potrebbe capitare, in potenza, a ciascuno di noi? Scopriamolo insieme.

Partiamo dai fatti. E’ il 18 Gennaio, e la ragazza si sta tranquillamente “video selfando” con il suo smartphone. Un balletto “in stile tik tok”, nulla di eccezionale o significativo, una scena come ne avvengono a milioni ogni giorno.

Ad un certo punto un ragazzo la nota, e inizia a provarci spudoratamente. Lei non è interessata, lui insiste in maniera sgradevole, tirando anche in ballo i suoi amici; il tutto rimane inevitabilmente registrato in quello stupido video.

Sembra solo una storia brutta e sgradevole, destinata ad essere dimenticata, con unico “seguito” possibile quello di poter cercare eventualmente di perseguire – tramite le immagini del video – chi stava importunando la ragazza. Ma, nelle settimane successive, si è trasformata in molto, molto di più.

Adesso si aggiungeranno all’equazione altre due informazioni che, sebbene del tutto irrilevanti, sono state purtroppo rese fondamentali dai protagonisti di questa vicenda. La ragazza è lesbica, e i ragazzi che l’hanno molestata sono Mussulmani.

E alla fine ciascuna delle parti se l’è presa con l’altra sulla base di queste ragioni, perdendo di vista il punto dell’intera questione.

Difatti, non appena la ragazza è riuscita a svicolarsi da questa brutta situazione, è tornata a casa e – del tutto sconvolta – ha postato delle stories nelle quali ha insultato l’intera comunità mussulmana, accusandola di praticare una “religione d’odio”.

In questo modo, oltre ad aver insultato “a scatola chiusa” l’8,8% della popolazione del suo paese, ha portato avanti lo stesso identico tipo di generalizzazione razzista e piena d’odio che quei ragazzi le avevano rivolto insultandola per il suo orientamento sessuale.

Ma cosa ci si poteva aspettare? Ha 16 anni, era stata importunata, ha avuto paura e si è sfogata. Come avrebbe potuto fare benissimo con le amiche, con la famiglia, con il suo psicologoco, con le autorità competenti, o al bar davanti ad una birra. Solo che, piccolissimo dettaglio, ha invece scelto di farlo sui social, con il mondo intero.

Il risultato? E’ stata minacciata di morte, di stupro, “doxata” – cioè qualcuno ha rintracciato nome e cognome completi, la sua abitazione e il numero civico, ha dovuto smettere di andare a scuola e adesso è sotto scorta in un’altra località sicura.

Inoltre le sue parole sono diventate virali, e sono state strumentalizzate a scopi politici. E’ intervenuto persino il rappresentante della comunità islamica in Francia, ed è nata una piccola crisi diplomatica, in cui sono intervenuti i principali leader del suo paese.

Ed è così che le opinioni di una ragazzina in preda all’ansia hanno generato una questione internazionale. Cosa possiamo capire da questa vicenda?

Che anche se si è arrabbiati perchè si pensa di aver subito un torto, la cosa migliore è denuciare tutto alle autorità competenti, non blaterare in preda all’ansia opinioni irrispettose e generalizzate sull’orientamento religioso di chi – secondo te – ti ha mancato di rispetto. Perchè non si ottiene nulla, se non di passare dalla parte del torto.

E’ vero, la giovane adolescente si è in seguito scusata per i toni delle sue storie, ha detto che le dispiace nei confronti dei tanti Mussulmani “tranquilli”. Ma ormai, direi che il danno è fatto. La soluzione? Pensare sempre prima di parlare 😉


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