Cibo, lo street artist di Verona: “Coprire l’odio è una missione”

Alessandra Di Marco

Cult

Cibo, lo street artist di Verona: “Coprire l’odio è una missione”

Cibo, lo street artist di Verona: “Coprire l’odio è una missione”
Alessandra Di Marco
Pubblicato il 26 novembre 2019

Arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme.

Così diceva John Ruskin, poeta e pittore britannico. Lo stesso vale anche per Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, street artist di Verona che ha sfidato, vincendo, l’ignoranza della nostra  società. Come? Coprendo i messaggi d’odio sui muri della città (come le svatische o le crochi celtiche) dipingendo del cibo.

Noi di Sud Life l’abbiamo contattato e ci siamo fatti raccontare l’inizio della sua avventura: “come tutte le cose belle è nato tutto un po’ per gioco. Sono in strada da più di 20 anni e fin da quando ero ragazzino andavo di nascosto con gli amici a disegnare i treni. L’odio e il degrado sui muri però non l’ho mai sopportato, ogni volta che vedevo qualcosa mi veniva spontaneo coprirlo. Poi, 10 anni fa, il mio amico Nicola Tommasoli è stato aggredito e ucciso da un gruppo di skinhead e da quel giorno coprire l’odio è diventata una vera missione”.

Tratto distintivo della sua arte è proprio la rappresentazione del cibo. Perchè questa scelta?: ” Il cibo per noi italiani è tradizione, cultura e unione. Il cibo ci rappresenta è parte di noi e del nostro essere. Siamo gli unici che a pranzo parlano di cosa mangeranno a cena. Il cibo è territorio ma, allo stesso tempo, nei secoli anche il piatto più tradizionale ha subito l’influenza del commercio con i paesi del mondo, dei flussi migratori. Basta pensare alla caprese: la nostra mozzarella incontra il basilico (originario dell’India), il pomodoro (quello rosso originario del Sudamerica) e l’olio (originario della Siria) e tutti insieme formano il nostro amato tricolore. Poi ho iniziato a lavorare in campagna dove l’agricoltura è ancora fortemente radicata e, facendo arte pubblica, volevo che la mia arte fosse qualcosa che potesse arrivare a tutti. Volevo che anche il contadino potesse capirla e sentirla sua. Così ho deciso di coprire il brutto con il buono, l’amaro con il dolce!”.

Questo spiega la decisione di utilizzare, in questa occasione, il nome d’arte Cibo perchè “disegno solo cose da mangiare. Ma ho diverse firme e ogni firma ha la sua peculiarità e il suo messaggio“.

Stiamo vivendo un periodo storico – politico in cui si sta eccessivamente abusando della frase “ritorno al fascismo”, ma l’arte di Cibo rappresenta un mezzo per sconfiggere la disarmonia dei nostri tempi: ” l’arte è uno strumento molto potente, mi permette di affrontare temi complessi e difficili con semplicità ed ironia, per rendere la situazione attuale di odio crescente visibile a tutti. Se giri per Verona e dintorni e ti imbatti in un formaggio, una salsiccia, un cupcake o altre prelibatezze, sei sicuro che sotto c’era una svastica, una celtica o qualche altro simbolo o messaggio di odio. La gente ormai lo sa e questo amplifica la potenza e la portata del messaggio. Senza considerare che sono proprio le persone a segnalarmi le scritte da coprire. Quindi sì, funziona”. Per questo motivo, le opere di Cibo spiccano per i suoi colori vivaci; anche perchè: “è un modo per cercare di sdrammatizzare, di portare allegria. Un modo per cancellare il brutto con il bello e condirlo con un po’ di ironia”.

Il suo intervento è stato apprezzato da molti, ma purtroppo non sono mancati gli attacchi e le minacce da parte di chi NON riesce ad accettare che al mondo esistano persone pronte ad agire. Infatti, non si sono limitati solo a rovinare le sue opere con insulti e messaggi d’odio (inviati anche sui suoi canali social), hanno persino fatto scoppiare una bomba carta sotto la sua auto. Una situazione per lui preoccupante, ma nella quale deve “essere ottimista. Alla gente vorrei lasciare la speranza, la volontà di restare buoni e il coraggio di dire no all’odio. In fondo non serve essere artisti per farlo, basta essere persone di cuore.”

Ma non saranno sicuramente le minacce a fermare la missione artistica di Cibo. Alla domanda se continuerà anche in altre città risponde: “mi capita spesso di viaggiare per lavoro e quando mi imbatto in schifezze le copro ma ho tanto da fare a Verona poi credo che sia giusto che siano gli artisti di zona a prendersi cura della propria città”.

Quindi, caro Cibo vai avanti e cattura i nostri occhi con i tuoi colori!!


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