Catania ambientalista a metà: il racconto del “nostro” Fridays For Future

Sara Obici

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Catania ambientalista a metà: il racconto del “nostro” Fridays For Future

Catania ambientalista a metà: il racconto del “nostro” Fridays For Future
Sara Obici
Pubblicato il 16 marzo 2019

Ieri, Catania, ore 9. L’ingresso lato “San Domenico” di Villa Bellini è silenzioso, ma ci sono alcuni capannelli di ragazzi sparsi qua e là. È un venerdì mattina, quindi fa strano vederli tutti in giro, si potrebbe quasi ipotizzare una “calia generale”, solo un pò più in grande; ma poi arrivano da lontano, via via sempre più insistenti, i suoni di una folla in festa: il Fridays For Future catanese ha inizio.

Migliaia di giovani si sono riuniti sotto questo slogan, e sembra che non intendano arrendersi tanto facilmente. Così come ha fatto Greta Thunberg, l’ispiratrice di questo movimento, che ogni venerdì si è ostinata, con bel tempo e con la pioggia, a protestare sotto il parlamento del suo paese; così i ragazzi di tutt’Italia e del mondo stanno portando avanti con costanza questa battaglia. O almeno fin ora è così, e speriamo che non sia una moda passeggera.

E a Catania?

Il Corteo parte da via Etnea, altezza Giardino Bellini, e avanza lento e inesorabile, come tutti i cambiamenti che sono destinati a durare nel tempo. Una Fiat punto datata, simbolo di un mondo vecchio ed inquinante che si vuole eliminare, guida paradossalmente il corteo, e purtroppo non è l’unica incongruenza della giornata.

Vengono accesi due fumogeni: su quello blu nessun problema, nulla da segnalare (se non fosse già sbagliato così); mentre su quello rosso “casca l’asino”, per davvero. Viene acceso da un ragazzo che si trova al lato estremo del corteo, praticamente sul marciapiede, quasi dentro ad un “malcapitato” bar che si trova lungo il percorso. È superfluo segnalare quale sia stato il disagio per gli astanti e per gli avventori del bar, tanto che chi dirigeva il corteo si è precipitato a dimostrare il suo dissenso: una bestemmia al megafono è servita allo scopo, o almeno questa è stata la misura ritenuta opportuna.

Nulla di trascendentale, è vero, ma per dovere di cronaca bisognava dirlo. Per il resto l’atmosfera è stata serena, rilassata e inclusiva, anche per quelli sensibili alle bestemmie. La folla era la più varia: studenti ma anche insegnanti, attivisti di legambiente e di “Catania per Greta Thunberg”, gente convinta e semplici curiosi e “sfacinnati”. Per un istante siamo stati tutti uniti, tutti insolitamente d’accordo: “bisogna agire al più presto per salvaguardare il pianeta”.

Le canzoni di Caparezza e i classici del rock messi a tutto volume sono stati in grado di far sciogliere tutti, ma evidentemente non abbastanza da poter rilasciare un’intervista. La risposta Catanese a quest’evento non è stata  entusiasta, neanche dal punto di vista dei numeri: a Catania eravamo in 500, a Roma in 30mila.

Ah ma i cori c’erano, quelli si li avevamo belli preparati. Si è spaziato dai grandi classici come “Noi siamo anticapitalisti” a “Siamo tutti con Greta”, fin ad arrivare ad “Assassini dai colletti bianchi”. Ma come si può essere anticapitalisti pur avendo lo smarthphone? Come ci si può dichiarare contro un sistema del quale, se vogliamo vivere in modo sociale ed inclusivo, siamo comunque “costretti” a far parte?

Ma meglio non farci venire il mal di testa. L’importante è che siamo comunque tutti con Greta.

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