Carrie, la Pierce insegna come NON fare un remake

Giulio Pulvirenti

Cinema

Carrie, la Pierce insegna come NON fare un remake

Carrie, la Pierce insegna come NON fare un remake
Giulio Pulvirenti
Pubblicato il 4 novembre 2018

Entrato a ottobre nella lista film di Netflix, oggi parliamo di Lo sguardo di Satana, Carrie del 2013 ad opera di Kimberly Peirce.

Tratto dal romanzo di Stephen King, Carrie del 1974, il film presenta una trama semplice: è la storia di Carrie, una ragazzina nerd vittima di bullismo che possiede poteri telecinetici. La ragazza però è figlia di una madre ossessionata dalla religione e psicologicamente turbata. La donna avrebbe voluto uccidere Carrie alla nascita, ma alla fine – pur di pagare la colpa di aver compiuto un adulterio – decide di accollarsi questo fardello.

Già nel 1976 il maestro del cinema Brian De Palma aveva creato la trasposizione cinematografica del romanzo di King.

L’opera di De Palma è un capolavoro del cinema Horror e pur prendendo un po’ le distanze dal libro riesce a far diventare questo titolo un cult. La poetica del regista è chiara e traspare nella sua posizione netta nei confronti di tematiche come il bullismo o il fanatismo religioso.
La pellicola spaventa e inquieta. Le scene sono girate in modo raffinato e impeccabile, con una fotografia palesemente autoriale e ricercata. Gli attori selezionati con cura sono la potenza del film grazie alla loro interpretazione. Per non parlare del finale della pellicola, che ha dato il via a conclusioni che ancora oggi si rifanno a questa pellicola di De Palma.

E “Lo sguardo di Satana, Carrie”?
Il film della Pierce andrebbe visto solo per capire come non andrebbero fatti un horror e un remake.

La regista Kimberly Peirce le sbaglia tutte. La poetica viene stravolta al punto tale da farlo sembrare un film su qualche supereroe minore.

Attori sbagliati tolgono veridicità alla pellicola che vive di inquadrature brutte che non lasciano spazio neanche ad un singolo colpo di scena.

Mentre nella versione di De Palma si aveva una visione della ragazzina come intimorita dai suoi stessi poteri, qui avviene l’opposto: Carrie si ritrova a vivere come un X-Man fuori posto.

Tutto l’orrido e l’inquietudine vengono soppiantati da beceri effetti speciale e inutile spettacolarità.

C’è chi sostiene come punto di forza che il film del 2013 sia più coerente con il romanzo originale.
Ma questo è in realtà uno dei tanti problemi: un’opera cinematografica non deve necessariamente seguire il romanzo di riferimento alla lettera.

Sono due linguaggi diversi che vivono in modo totalmente parallelo.

Ciò che funziona in un romanzo può non funzionare in un film e la bravura del regista si manifesta anche nelle scelte che fa in questo senso.

Lo consiglio? Decisamente no.
Consiglio invece a chi non avesse visto l’originale di Brian De Palma di recuperare la visione di questo cult del cinema horror.

Commenti dei lettori


Copyright © anno 2018 - SudLife
Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa