Brutti-Perfetti-Speciali, mille spunti di riflessione

Alice Santilli

Tra le righe

Brutti-Perfetti-Speciali, mille spunti di riflessione

Brutti-Perfetti-Speciali, mille spunti di riflessione
Pubblicato il 8 giugno 2019

Romanzo per teenager, quello di Scott Westerfeld, si fonda su un’idea originalissima che crea un contesto pieno di spunti di riflessione.

La storia viene costruita partendo da una realtà distopica, su una scenografia che dipinge l’umanità in un mondo in cui ipoteticamente tutti potrebbero essere perfetti.
Emergono temi che, con una mano capace di plasmare la storia, avrebbero potuto assumere mille sfumature diverse, mille spunti di riflessione.

Purtroppo il linguaggio risulta povero, privo della profondità necessaria a descrivere una condizione così complessa. La narrazione procede a scatti, spesso si tenta di velocizzare le azioni, attraverso salti nel tempo, che tolgono la possibilità di un approfondimento che risulta, invece, necessario per un tema così delicato.
In mostra vediamo esposta la superficialità di un secolo che è riuscito a raggiungere, attraverso la scienza, la perfezione fisica. Eppure manca uno studio approfondito su tutte le possibili conseguenze di quella che potrebbe essere definita una rivoluzione culturale.
Dall’altra parte il linguaggio spoglio può essere considerato una strategia valida per far avvicinare i ragazzi a temi di questo tipo.

Eppure la storia sembra sempre in discesa. La trilogia, Brutti-Perfetti-Speciali, si impone all’attenzione attraverso la trovata geniale dello scrittore, ma da un inizio dignitoso la storia comincia a perdere pezzi, a perdere colore, a riempirsi di incongruenze.

I personaggi non hanno un background valido che ci permetta di conoscerli veramente, la protagonista manca di originalità e di quella brillantezza di pensiero che giustificherebbe le sue azioni.
Le relazioni sentimentali, che mai possono mancare in un romanzo per teenager, sono disegnate talmente male da non riuscire minimamente ad essere accettare per vere.

L’intero libro manca di autenticità, è palesemente costruito, è un castello di carte che ben presto cade su se stesso, soffiato via da un linguaggio insufficientemente maturo per raccontare di un tema di questa portata.

Lo stile fantasy amalgamato sulle note gotiche dell’autore, aggiunge quel pizzico in più di suspance che porta il lettore ad accontentarsi di una storia che di per sé risulterebbe priva di una mano adeguata ad intessere le note del racconto.


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