Althea Gibson e il match point contro il razzismo

Antonio Catara

Sport

Althea Gibson e il match point contro il razzismo

Althea Gibson e il match point contro il razzismo
Pubblicato il 3 settembre 2018

Camminando per le strade di Brooklyn si possono vedere ad ogni angolo campi da basket e giovani afroamericani intenti a tirare a canestro.

Eppure uno dei murales più significativi del quartiere rappresenta tre giocatrici di tennis: le sorelle Williams e Althea Gibson.
Le prime due non hanno bisogno di presentazioni, ma chi è la terza?

Per capire meglio la storia di questa campionessa dobbiamo prima entrare nel mondo dell’epoca: siamo a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, l’Apartheid è da poco entrato in vigore e il razzismo nel mondo tocca livelli altissimi.
Anche nello sport le discriminazioni abbondano e, in questo clima di odio e tensione razziale, l’impresa compiuta dalla Gibson rappresenta un vero e proprio atto di rivoluzione.

Il 22 Agosto del 1950, infatti, Althea Gibson diventa la prima donna afroamericana a competere nel tennis a livello internazionale.
Da allora la tennista di Brooklyn ha dimostrato di essere uno dei talenti più limpidi del tennis mondiale, affermandosi tra le prime dieci del ranking tra il 1956 e il 1958, ottenendo per due volte la prima posizione.

Nel suo palmares, oltre a vari piazzamenti d’onore, l’Open di Francia del 1956, gli U.S. Open del 1957 e 1958 e il torneo di Wimbledon degli stessi anni.

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