Alternanza scuola/lavoro: con CS Italia i progetti funzionano

Marco Orazio Re

Nerdlife

Alternanza scuola/lavoro: con CS Italia i progetti funzionano

Alternanza scuola/lavoro: con CS Italia i progetti funzionano
Marco Orazio Re
Pubblicato il 14 ottobre 2018

CS Italia

La scorsa settimana vi abbiamo raccontato la storia di questa grande famiglia unita dalla passione per i videogame. Oggi a distanza di qualche giorno – dopo aver ascoltato le opinioni degli alunni e dei docenti – vogliamo raccontarvi la loro esperienza con la tanto criticata ASL: alternanza scuola/lavoro.

Eccoci qua con Luca Calabrese, fondatore dell’A.S.D. CS Italia.

Buongiorno Luca, come è nata la volontà di presentare progetti in ambito ASL?
Buongiorno Marco, siamo partiti da quelle che sono le nostre passioni e i nostri hobby, ovvero: social media management, SEO, CEO, programmazione, analisi dei dati, fino all’organizzazione di eventi. Proprio durante l’organizzazione di uno dei nostri eventi presso Etnacomics, ci siamo resi conto di quanto fossero importanti le figure professionali di riferimento per l’organizzazione di un evento legato agli esports e di come queste figure fossero presenti in ambiti molto diversi. Un data analyst ad esempio, può valutare le squadre di un torneo, ma allo stesso modo potrebbe fare una ricerca di mercato. Chi organizza un evento può farlo nell’ambito degli esports, così come in qualunque altro. Insomma, questo è il clima che ci ha portato a pensare all’organizzazione di un corso che potesse essere interessante per le scuole e che soprattutto potesse catturare l’attenzione dei giovani.

Quando avete iniziato? E con quali scuole avete collaborato?
Abbiamo iniziato a dicembre dello scorso anno collaborando con l’Istituto tecnico Archimede di Catania, che ci ha permesso di portare avanti questo progetto con 4 classi, per un ammontare totale di circa 200 ore.

E i corsi? Com’era strutturati?
I corsi partivano tutti dal diritto, poi tenevamo delle lezioni sull’informatica di base, durante le quali parlavamo del funzionamento della componentistica hardware dei pc e poi ci spostavamo alla grafica pubblicitaria, al funzionamento del SEO e del CEO, all’analisi dei dati tramite i parametri di google, fino a parlare delle strutture professionali legate agli esports.

Questa è stata la vostra prima esperienza con l’ASL, tornare a scuola nei panni di un “insegnante” è stato facile?
Inizialmente eravamo molto spaventati, pensavamo che i nostri programmi potessero non essere all’altezza. Fortunatamente era soltanto una paura e una volta cominciati i corsi ci siamo resi conto che il problema non era la nostra preparazione, quanto invece il tempo che avevamo a disposizione.
Gli argomenti di cui parlare sono davvero tanti e purtroppo, ci siamo resi conto di poter dare solo un’infarinatura delle tematiche trattate.

Un corso sugli esports e la comunicazione digitale è sicuramente qualcosa di nuovo per le nostre scuole, come è stato visto dai docenti?
Abbiamo ricevuto tante critiche, sia positive che negative. Quelle positive provenivano dai docenti che hanno capito il potenziale dei corsi e soprattutto da quei docenti che si sono resi conto dell’entusiasmo presente negli studenti. Quelle negative invece, sono state fatte da quegli insegnanti un po’ avanti con l’età che non capiscono quali sono le opportunità offerte dagli esports e dalla comunicazione digitale. Ancora molti sono convinti che esports voglia dire giocare tutto il giorno, quando invece non è assolutamente così. I nostri studenti non hanno praticamente mai aperto un gioco e nonostante ciò, abbiamo sentito docenti lamentarsi perché pensavano che stessimo facendo perdere tempo agli alunni.

Riproporrete il progetto?
Le intenzioni ci sono e diversi studenti provenienti da sezioni con le quali non abbiamo lavorato, ci hanno chiesto di proporre il progetto anche a loro. Come ti dicevo noi siamo pronti e stiamo cercando gli accordi, speriamo dunque di partire il prima possibile!


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